Editoriale

Le sanzioni colpiscono la tecnologia Russa: tornano cloni e software pirata

Le sanzioni colpiscono la tecnologia russa, e proprio nel periodo in cui gli “hacker russi” rialzano la testa. Un esercito “lasco” come abbiamo visto nell’articolo cui vi rimandiamo. Non il braccio armato del Cremlino, ma il prodotto del nazionalismo tossico e rabbioso di Madre Russia che ringhia e si scaglia con forza contro un “mondo nazista e ostile”.

Un esercito che presto rischierà di trovarsi disarmato, o costretto a reperire armi dove capita. E il motivo sono le sanzioni. Sanzioni che hanno precipitato rapidamente la Russia ai tempi della Guerra Fredda.

Quando i beni occidentali erano desiderati ma impossibili da comprare, se non per vie traverse, molto traverse.

Torna la pirateria informatica in Russia

Secondo la rivista russa Komersant, la Russia da Marzo, sin dai primi pacchetti di sanzioni, ha in discussione l’applicazione dell’articolo 1360 del Codice Civile Russo.

Articolo che rende possibile al governo impossessarsi di marchi e brevetti altrui in tempi di necessità senza alcun consenso o remunerazione all’autore.

Di fatto questo legalizzerebbe la pirateria ad ogni livello, comprese le pubbliche amministrazioni, e consentirebbe di rendere palese ciò che è frutto della necessità.

Anche questo ha riferimenti con quello che è accaduto nel passato Russo. Passato dove la console per videogiochi più iconica e venduta, il “Dendy” della Steepler Ltd era di fatto un clone made in China del NES della Nintendo, con tanto di cartucce clonate, sovente con imperfezioni.

Passato reso possibile dal fatto che non vi erano norme a vietare la pirateria informatica, e che finì solo quando Nintendo “scese a patti” con la ditta rendendola distributore del SuperNintendo e delle cartucce originali a patto che cessasse la pirateria in toto, anche quella della concorrenza.

E passato nel quale archiviamo anche i “Rebra”, i vinili dei cantanti occidentali proibiti in Russia venduti su lastre radiografiche usate e incise con mezzi di fortuna.

Ma se il software può essere considerato l’anima di quei corpi di acciaio che sono i computer, anche quei corpi in Russia potrebbero non esserci più.

Torna la stagione dei cloni: addio Intel e AMD

La “crisi dei semiconduttori” la conosciamo bene. Anche noi occidentali dobbiamo attendere spesso tempi biblici per una Playstation 5, per una GPU, per un’automobile accessoriata.

Figurarsi i Russi in una Russia dove Apple, Intel, AMD e Nvidia sono uscite dal mercato e rifiutano di vendere chip e schede madre ai Russi.

Stravaganze dell’economia di guerra, una nazione nota al mondo per i suoi hacker rischia di non poter sostituire o riparare i suoi computer danneggiati.

Secondo PCMAG e Tom’s Hardware il candidato primario alla sostituzione sembrerebbe (enfasi sul condizionale d’obbligo) lo Zhaoxin’s KaiXian KX-6640MA, processore ad otto core compatibile con la concorrenza Intel e AMD al prezzo di performance pari ad un decimo del più miserabile Intel i3 sul mercato.

E questo è solo uno dei problemi: il problema più importante è che, come confermato a Tom’s Hardware dopo la pubblicazione del loro articolo, Zhaoxin non ha intenzione di vendere i loro prodotti al di fuori della Cina ed ha inviato note a tutti i suoi partner per assicurarsi che non violino le direttive aziendali.

Al momento, l’unico rimpiazzo possibile per i preziosi processori occidentali è qualcosa che il produttore non ha intenzione di vendere, e se vendesse sarebbe a tutti gli effetti un “downgrade” rispetto alle soluzioni già presenti basate su tecnologie che nessuno ha intenzione di vendere alla Russia.

E questo solo parlando di amministrazioni ed usi professionali/”bellici” della tecnologia.

Con Microsoft, Adobe, Autodesk e ditte di videogames come Electronics Arts e CD Projekt RED (la ditta famosa per Cyberpunk e Witcher) fuori dal mercato, anche essere un giocatore in Russia torna ad essere, come ai tempi del Dendy, un esercizio di pirateria.

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