Le foto virali dello Nipponbashi Street Festa 2026 ad Osaka dimostrano che abbiamo un problema

Le foto virali dello Nipponbashi Street Festa 2026 ad Osaka dimostrano che abbiamo un problema: e già dirlo è un eufemismo. Parliamo della scena per cui un gruppo di cosplayer nelle tipiche divise alla marinaretta, onnipresenti in ogni opera in quanto simbolo stesso della divisa liceale media ancora prima che Naoko Takeuchi in Sailor Moon le popolarizzasse per il resto del mondo vengono assediate da fotografi pronti a riprenderle in ogni angolo.

Comprese foto ottenute infilando cellulari e fotocamere sotto la gonna.

E il problema ulteriore è che in quelle occasioni il consenso non si può desumere, non si può mai desumere, anzi possiamo essere ragionevolmente certi che le regole più elementare dello stesso siano saltate.

Le foto virali dello Nipponbashi Street Festa 2026 ad Osaka dimostrano che abbiamo un problema

Il Nipponbashi Street Festa è un evento annuale, gratis ma con ammissione a pagamento per alcuni concorsi.

Dal punto di vista tecnico, l’organizzazione ha vietato gli scatti troppo osé, ad angolo basso e i fotografi sono tenuti a chiedere il consenso ai cosplayer. Di fatto i video provano che quando la ressa è elevata e il soggetto giovani ragazze in minigonna, c’è chi si approfitta dell’impossibilità tecnica di esercitare il controllo perdendo il suo.

Le foto virali dello Nipponbashi Street Festa 2026 ad Osaka dimostrano che abbiamo un problema
Le foto virali dello Nipponbashi Street Festa 2026 ad Osaka dimostrano che abbiamo un problema

Citando le parole della cosplayer Schyler Reighn “In Giappone tutti rispettano le regole finché non smettono di farlo perché si tratta di un cosplay per strada”.

C’è chi ha paragonato la scena ad una delle sequenze di Paprika, film di Satoshi Kon definito tra le ispirazioni per Inception in cui una giovane terapeuta si ritrova a viaggiare tra i sogni e le ossessioni incontrando, tra le varie sequenze oniriche, fotografi a caccia di foto di mutandine.

Il sostrato è lo stesso: Satoshi Kon aveva già mostrato in Perfect Blue le perversioni e il feticismo nel mondo dell’intrattenimento, che, evidentemente, non si fermano davanti al consenso e ci consentono di ricordare che cosplay non è consenso, e il consenso può essere liberamente dato come liberamente tolto e vincolato.

Ottenere il permesso di scattare una foto non significa spingersi a fare foto sotto le gonne.

Ci tocca inoltre evidenziare che tra i molti che hanno riportato la notizia siamo tra i pochi ad aver censurato il “sottogonna”.

Qualcosa vorrà dire.

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