Situazioni difficili richiedono soluzioni complesse, a tratti disperate. E raccontarle non può essere fatto con troppa semplicità ed approssimazione.
Avrete letto senz’altro in queste ore su Facebook come in Australia si sia deciso di combattere gli incendi abbattendo i cammelli scoreggioni.
Sembra una commedia dell’assurdo, è la realtà. gli australiani vogliono abbattere 10mila cammelli selvatici – che bevono troppo e emettono troppi gas nell’aria – come estremo rimedio per placare gli incendi che stanno devastando il Paese. Nel frattempo, continuano a negare il cambiamento climatico e a evitare politiche per il contenimento dell’effetto serra.
E per quanto sia un’occasione perfetta per dipingere il ritratto a tinte fosche di un governo di incapaci che distrugge la natura per incapacità, probabilmente tale ritratto non corrisponde del tutto al vero.
Anzi, la situazione, come dicevamo, è assai più complessa che parlare di cammelli scoreggioni
Il cammello è una delle tante forme di vita non indigene importate nel complesso ecosistema Australiano in modo incauto e da allora latrici di problemi di ogni tipo. Come la distruzione, contaminazione e prosciugazione di ogni risorsa idrica in condizioni di emergenza.
Il problema delle emissioni di anidride carbonica è solo uno dei guai provocati dai cammelli inselvatichiti, ed anche quello più viralizzabile. Il problema, come rilevato dall’attuale autorità della comunità Aborigena locale è diverso dai citati “cammelli scoreggioni”
Locals have complained that the animals have been entering communities and wreaking havoc as they look for any available water source, including taps and tanks.
I locali lamentano che i cammelli entrano nelle comunità seminando il caos e la distruzione mentre cercano per ogni sorgente d’acqua possibile, compresi rubinetti e taniche
“We have been stuck in stinking hot and uncomfortable conditions, feeling unwell, because the camels are coming in and knocking down fences, getting in around the houses and trying to get to water through air-conditioners,’’ Marita Baker, a board member of the APY executive, told The Australian.
“Siamo bloccati nella puzza e nel caldo, stiamo male perché i cammelli arrivano ed abbattono recinzioni, entrnao nelle case e cercano di bere l’acqua dei climatizzatori”, ha dichiarato a The Australian Marita Baker, parte dell’amministrazione della Comunità Aborigena Locale
Sostanzialmente, abbiamo intere comunità assediate da animali non selvatici, ma inselvatichiti che, resi pazzi dall’incendio, distruggono e contaminano risorse idriche lasciandosi dietro i loro cadaveri a imputridire nell’acqua che dovrebbe essere usata per scopi civili ed alimentari.
E la situazione non è nuova: provvedimenti simili sono stati registrati nel passato remoto (2009), ed esistono protocolli per evitare che la crescita della popolazione, incontrollata in quanto l’Australia è priva di ogni predatore naturale in grado di porvi rimedio.
Fattore questo, noto sin dal 1800 (quando i cammelli furono importati), ma che all’epoca fu liquidato in modo miope come problema delle popolazioni delle aree rurali.
Un “piccolo” prezzo da pagare per avere animali da soma e da trasporto adatti alle condizioni del deserto, e che si pensava non avrebbe coinvolto l’intera Australia.
Cosa che è accaduta e che, naturalmente, in tempi di collasso ecologico tende a colpire in modo più forte.
Siamo di fronte ad una serie di imprecisioni che era necessario rettificare.
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