Alcuni utenti Facebook sostengono che la Germania avrebbe inviato un messaggio a tutta la popolazione per predisporre un kit di sopravvivenza da 72 ore, corredato da un alert che colorerebbe di rosso lo schermo degli smartphone, come simulazione di un attacco nucleare imminente. Di seguito riportiamo uno dei tanti commenti che stanno circolando sui social.
La verità sul kit di sopravvivenza tedesco, niente panico e nessuno schermo rosso
Il tono del commento, che accusa genericamente “gente scellerata” al potere e richiama alla preghiera per salvare il mondo dalla distruzione, riprende retoriche che richiamano le posizioni più radicali di forze politiche come l’AFD tedesca e Patriots for Europe, da sempre inclini a strumentalizzare qualunque azione delle istituzioni in chiave apocalittica e anti-sistema.
È vero che in Germania (come in altri Paesi europei) si stanno promuovendo campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini affinché si preparino a eventuali emergenze, però non parliamo né di un’allerta bellica né di un segnale che anticipi un attacco nucleare imminente. Il famoso kit di “sopravvivenza da 72 ore” non nasce da una paranoia isolata del governo tedesco, bensì è parte di una più ampia strategia dell’Unione Europea volta a rafforzare la resilienza civile in caso di catastrofi naturali, blackout, attacchi informatici o pandemie. Tra l’altro, il messaggio è stato divulgato recentemente anche dalla commissaria europea Lahbib, che ha illustrato sui social il contenuto del kit con toni leggeri e informali, proprio per invogliare le persone a prenderlo sul serio senza però generare panico.
Immagine della presentazione del Kit
La protezione civile tedesca, come anche quelle degli altri Stati membri, sta adottando sistemi di allerta pubblica simili a quello italiano (IT-Alert), i quali inviano messaggi testuali di emergenza ma non modificano graficamente il display del dispositivo, né tantomeno utilizzano codici cromatici come il rosso lampeggiante. L’immagine dello “schermo rosso” appare dunque del tutto inventata, probabilmente ripresa da fonti social sensazionalistiche e mai verificate. Va ricordato che la Germania è tra i Paesi europei più seri nel pianificare e testare risposte a situazioni di crisi, ma questo non significa affatto che stia preparando i cittadini a una guerra, né che intenda terrorizzarli con simulazioni catastrofiche. Parlare dunque di “simulazione di attacco nucleare” dà una connotazione allarmistica che non trova riscontro nei documenti ufficiali, e che confonde piani di protezione civile del tutto razionali con una presunta psicosi bellica. Anche un articolo pubblicato dal Sole24Ore lo conferma: ciò che si sta svolgendo nelle scuole e nei centri civici tedeschi sono semplici esercitazioni e percorsi di educazione alla sicurezza, pensati per aumentare la consapevolezza e l’autonomia dei cittadini di fronte a emergenze di varia natura.
La retorica del “si salvi chi può”, unita a invettive contro i palazzi del potere, rappresenta una deriva comunicativa molto pericolosa, perché trasforma la prevenzione in presunto complotto e getta discredito su iniziative pensate proprio per salvare vite umane in caso di necessità. La verità è che nessun allarme nucleare è stato lanciato, nessuno schermo rosso è comparso sui telefoni tedeschi e nessuna apocalisse è alle porte. Parlare di “distruzione del mondo” e invocare il Cielo contro chi “non capisce” rischia di alimentare un clima di sfiducia e isteria immotivata che danneggia tutti.
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