Una doppia bufala su un caso mediatico sta riprendendo piede oggi 25 giugno sui social in Italia, in relazione a chi parla della piccola Kata ritrovata in un cassonetto a Firenze, ma anche chi inspiegabilmente la dà per morta. Oltre a parlare di una duplice fake news (la prima, sulla stessa lungezza d’onda rispetto a quella che abbiamo trattato circa una settimana fa sul nostro sito), il rischio è quello di rallentare ulteriormente le ricerche. Già molto complicate, visto il tempo trascorso dall’ultimo avvistamento della bambina.
Abbiamo esaminato tutte le fonti disponibili, anche le agenzie di stampa che godo di maggiore autorevolezza nel nostro Paese. La sentenza è semplice, in quanto la doppia bufala sconfina per forza di cose nella categoria “nessuna fonte”. Già, dando uno sguardo in rete possiamo affermare con ragionevole certezza che allo stato attuale non ci siano aggiornamenti drastici sul caso. Né in un senso, né nell’altro. Per quanto il silenzio possa angosciare la famiglia della bambina.
Parlare di Kata ritrovata in un cassonetto, o peggio ancora morta dopo giorni di ricerche che sono partite dall’albergo in cui si trovava nel centro di Firenze, senza avere fonti concrete tra le mani, rischia soltanto di rallentare le attività degli inquireni. Coloro che leggono fake news del genere, infatti, in caso di presunti avvistamenti potrebbero essere indotti a non contattare le autorità, dando per scontato che il caso sia ormai chiuso.
Le cose non stanno così, o quantomeno non ci risulta. Tutti i rumors di questa domenica su Kata ritrovata in un cassonetto a Firenze, o addirittura morta, sono prive di riscontri attendibili. La speranza è che i social si rendano utili per ritrovarla prima possibile, senza creare inutili ostacoli come quelli descritti oggi.
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