Editoriale

Insensato confronto dati e sul bollettino contagi Covid tra 23 marzo ed 8 ottobre per tre ragioni

La contestualizzazione, quando si parla di Coronavirus, è tutto, ma questo assunto evidentemente è venuto meno nelle ultime ore, quando sui social ha preso piede il confronto tra il bollettino Covid del 23 marzo 2020 e quello di ieri 8 ottobre. Come se non bastassero le teorie strampalate di Trump in merito, al punto che Twitter ha deciso di oscurare alcuni suoi post di recente come vi abbiamo riportato in settimana, ora bisogna necessariamente approfondire il confronto numerico tra numeri ricavati in contesti assai differenti.

La giusta lettura del confronto dati e bollettino tra contagi Covid del 23 marzo ed 8 ottobre

Per quale motivo ha davvero poco senso confrontare i dati ufficiali riscontrati con il bollettino contagi Covid del 23 marzo scorso, rispetto al nuovo record purtroppo registrato giovedì 8 ottobre? Chi diffonde l’immagine che trovate ad inizio articolo ha un obiettivo molto semplice: minimizzare i pericolo attuali, per evidenziare che, a parità (più o meno) di nuovi positivi, la situazione in questo momento sia del tutto sotto controllo. Dunque, i provvedimenti e le restrizioni non avrebbero motivo di esistere.

Numeri sui positivi costanti, ma il 23 marzo c’erano molte più ospedalizzazioni, terapie intensive occupate e soprattutto incremento di morti giornaliero. Apparentemente, ragionamento inattaccabile e cifre reali, come ci ricorda Il Corriere della Sera. Tuttavia, basta approfondire minimamente la situazione per giungere a conclusioni non così frettolose. E quasi negazioniste. In sostanza, quello riportato nella famosa foto è un paragone superficiale.

Basti pensare al fatto che il 23 marzo i tamponi venivano effettuati quasi esclusivamente ai pazienti che stavano davvero male. C’erano possibilità limitate sui test (parliamo nel dettagli di tamponi disponibili ed eseguibili dalle singole regioni), punto numero uno. In secondo luogo, screening meno accurati e scarsa conoscenza del Covid in terza istanza. È altamente probabile, come emerge anche da diversi studi di settore internazionali, che in quelle settimane fossero molti di più i positivi in circolazione.

Il raffronto fa passare un messaggio pericoloso e di sottovalutazione dell’infezione. I positivi di oggi rischiano di diventare potenziali ricoveri, pazienti di terapie intensive e deceduti da proiettare fra un mese. Se non fra poche settimane. Dunque, ribadiamo, non ha alcun senso il confronto dei dati tra il bollettino Covid del 23 marzo rispetto a quello di giovedì 8 ottobre. Anche perché oggi si sta facendo il massimo sforzo per trovare positivi asintomatici, per evitare di andare incontro a conseguenze catastrofiche a breve termine.

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