Il passaporto più iconico della storia: il passaporto Ucraino di Makar Oliynychuk

Ci segnalano i nostri contatti quello che potrebbe essere il passaporto più iconico della storia. Non appartiene ad un re, ad un generale vittorioso o un eroe colmo di gloria, ma appartiene ad un tizio.

Un tizio ucraino di nome Makar Oliynychuk, che firma orgoglioso in caratteri latini un passaporto mezzo Ucraino e mezzo Francese (e vedremo perché) in cui la sua foto lo vede intento a trincare l’Horilka, una tipica sostanza alcolica ucraina ad alta gradazione definita “La Vodka Ucraina”.

E nonostante tutto questo potrebbe far pensare ad una burla inscenata con l’AI, il passaporto è vero e ritrare una serie di momenti storici irripetibili.

Il passaporto più iconico della storia: il passaporto Ucraino di Makar Oliynychuk

Siamo nel 1917, un certo Vladimir Il’ič Ulyanov, che la storia imparerà a conoscere come Lenin, va a San Pietroburgo e si sa come vanno certe cose, una cosa tira l’altra e si arriva alla Rivoluzione di Ottobre con la quale la dinastia degli Zar viene spazzata via e la Russia cede il posto al regime sovietico che diventerà nucleo dell’URSS.

Il 20 novembre 1917, per il principio per cui l’occasione giusta è quella che fa la differenza, l’Ucraina decide che è giunta l’ora per l’Ucraina di diventare indipendente e fonda e diviene la Repubblica Popolare Ucraina, formalmente riconosciuta indipendente dal 1918.

Il passaporto più iconico della storia: il passaporto Ucraino di Makar Oliynychuk
Il passaporto più iconico della storia: il passaporto Ucraino di Makar Oliynychuk

La RPU si ritrova tra i primi nemici la Russia ora sovietica: nel 1922, essendosi ormai assicurato il controllo totale del territorio ucraino, il regime russo sovietico di Mosca unì l’Ucraina sovietica alla Bielorussia e alle repubbliche transcaucasiche per formare l’URSS.

Per quello che ci riguarda oggi, questo significa che per quattro lunghi anni era possibile avere passaporti Ucraini e averli veramente tamarri.

Perché il passaporto era così tamarro?

Partiamo immediatamente dalla foto: sostanzialmente prima del 1920 non esisteva neppure il concetto psicologico di “avere passaporti con foto standardizzate”.

Solo a partire dal 1920 durante la Conferenza di Parigi si cominciarono a settare standard relativi alle dimensioni delle foto e dei passaporti, ma non ancora relative al contenuto delle stesse: ricordiamo che nei primi anni del secolo passato le fotografie non erano ancora ubiquitarie come adesso, era impossibile trovare cabine fotografiche come quelle attuali dove con pochi spicci puoi avere un set di foto formato fototessera e la macchina fotografica era un oggetto ancora relativamente lussuoso e bisognerà aspettare la Leica I del 1924 e la diffusione delle macchine fotografiche compatte perché la macchina fotografica passi dall’essere un bene di lusso ad essere un bene di lusso borghese e accessibile.

Quindi nel periodo di emissione del passaporto di Makar Oliynychuk lo scenario più verosimile per l’ottenimento del passaporto vedeva il cittadino portare semplicemente “la foto migliore che aveva”, e personaggi abbienti vedevano nel portare con loro foto estrose e divertenti un mezzo per esprimere la loro personalità e capacità economica di avere “una bella foto” e consideravano tentativi di standardizzare la fantasia una infrazione della loro privacy.

Sebbene negli anni le foto si normalizzarono, bisognerà aspettare le regole ICAO (dagli anni ’80 innanzi) per arrivare allo scenario attuale di foto rigidamente standardizzate e rifiutate se non conformi a caratteri di leggibilità sia umana che digitale.

Aggiungiamo il fatto che non è un caso che la Conferenza di Parigi si sia tenuta a Parigi: negli anni ’20 la vera lingua franca del turismo e del commercio internazionale non era l’inglese ma era il francese, con l’Inglese che prese il suo posto solo col mutare degli scenari economici e sociali dovuti al cambiamento degli assetti mondiali dopo la Prima Guerra Mondiale.

Secondo la Conferenza di Parigi sui Passaporti e le formalità doganali quindi i passaporti dovevano essere bilingui e contenere la lingua Francese come ora conterrebbero quella inglese.

Possiamo quindi arrivare a Makar Oliynychuk, che orgoglioso firma con la sua firma “verificata” dal personale della RPU, ma usando caratteri latini sotto una scritta in francese, un passaporto che lo immortalerà nei secoli mentre trinca felice la sua Horilka con baffoni davvero ragguardevoli.

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