Editoriale

Il marketing di Kawasaki attira odio e minacce ai fact checkers

Il marketing di Kawasaki attira odio e minacce ai fact checkers, sia pur per quella eterogenesi dei fini che parte come una simpatica tarasconata, ma non tiene conto che tra complottisti, #fontirusse e odiatori seriali vari, la Rete ormai è uno sfogatoio di gente dall’attenzione ancora più ridotta della loro miccia

Il marketing di Kawasaki attira odio e minacce ai fact checkers

Mine pronte a detonare in una situazione così grottesca che fa il giro: prima ridicola (intenzione riteniamo del noto marchio, suscitare il riso), poi assurdamente grottesca e tragicomica, poi di nuovo ridicola e infine di nuovo tragicomica in un loop eterno di disagio.

Il marketing di Kawasaki attira odio e minacce ai fact checkers

Che ci siano persone che abbiano un bizzarro concetto del fact checking lo sapevamo. Siamo a conoscenza di non meno assurdi “manuali per evitare i fact checker” che insegnano come bloccarci preventivamente per evitare conseguenze tragicomiche che vanno dalla censura di stato (come se fossimo collegati a governi o entità) a quella dei “Poteri Forti” fino alla deportazione coatta per sgobbare a vita nelle miniere di Grafene.

Il tutto col grottesco risultato di finire spesso nella lista dei futuri deportandi a “Norimberga 2“, l’immaginario processo con cui complottisti e notutto vivranno il loro personale crossover tra il Pianeta delle Scimmie e “La Notte del Giudizio”, saga cinematografica a loro assai cara in cui l’omicidio diventa legale una volta l’anno e la gente corre per le strade a massacrare chi gli sta antipatico godendo di una presunta impunità.

Siamo a conoscenza di intere “liste di proscrizione” circolate su Telegram e affini dove siamo tra i soggetti da “colpire al cuore” assieme a giornalisti, divulgatori, politici.

Ci mancavano giusto i nostri “amici” in cerca di sfogo all’odio cascare in un trappolone di marketing.

Kawasaki piazza una bella immagine di contenuto alterato per raffigurare in modo stilizzato una motocicletta “troppo bella per essere vera”.

Chiunque altro riderebbe della battuta. Una moto così bella da dover importunare un fact checker per dimostrarne l’esistenza è la versione 2.0 del “Troppo bello per essere vero”, “dammi un pizzico che sto sognando” e altre cose no?

E invece no. Avete già visto dalla screen in copertina gente che non ha idea di come si scriva “fact checker” lanciarsi in strali contro i “fast checker” (bufala entro dieci minuti oppure rimborso?)

Mi chiedo come si permettano queste persone definite FAST CHECKER AD OSCURARE UNA FOTO !!! ANDATE A FARE IN CULO FAST CHECKER DI M…..A !!!

Oppure soggetti che ci rivolgono il “Capisci a me” dei film col personaggio negativo che lancia “vaghe minacce” lisciandosi i baffetti e fumando un sigaro più grande di lui

Fact checkers….date retta….levatevi dai coglioni da soli ???. capite a mè..

E la cosa prosegue a lungo tra

Fact cheker di sta ceppa, ma non avete una vita?

e

I fact checkers hanno rotto il cazzo!fottute merde!!!

Cogliamo l’occasione per rispondere a solo uno dei commenti, che vanno avanti a lungo: no, non ci sentiamo semidei.

Davanti a tali esternazioni di creduloneria, cattiveria e insulto libero, va detto un po’ l’autostima ci cresce.

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