Bruce Campbell è un’icona del genere horror internazionale. Bruce Campbell ha iniziato dal basso, dalla gavetta col suo amico di sempre e primo nucleo di una “banda di fratelli (e sorelle)”, un gruppo di amici ancora prima che attori, registi e produttori comprendenti il regista e lo sceneggiatore Sam Reimi, l’attore Ted Reimi, il produttore esecutivo Robert Tapert e sua moglie, l’attrice internazionale Lucy Lawless, Ellen Sandelweiss e Mary Valente.
Bruce Campbell ha il cancro, incurabile, e non ha intenzione di aspettare la morte senza colpo ferire
My name is Bruce
L’avventura di Campbell comincia infatti col corto del 1978 Within The Woods, chiassoso parto della mente di Sam Reimi, storia horror senza né arte né parte in cui Bruce Campell divenne Bruce, semplicemente noto col suo nome proprio, personaggio che si reca in una casetta nei boschi davanti all’onnipresente “Cimitero Indiano” (da sempre setting di ogni horror di serie Z) con la fidanzata Ellen (la Sandelweiss) e tutti vengono posseduti dagli spiriti del male in una fantasmagoria di sangue e budella.
Bruce Campbell non sapeva che Within the Woods sarebbe diventato la base per il suo ruolo più famoso in assoluto: Reimi considerò Within The Woods il pilot per la vera serie di film che avrebbe voluto fare se avesse successo, e lo ebbe. Il personaggio di Bruce divenne Ash Williams (battezzato Ashley per maggiori risate), Reparto Ferramenta nella saga di La Casa – The Evil Dead.

I primi due film La Casa, cementarono Ash Williams come una versione estesa di Bruce, umile commesso del Reparto Ferramenta Minimarket S-Mart che decide di fare le sue vacanze in una capanna nei boschi imbattendosi nel Necronomicon, ispirato al testo di Lovecraft e finisce ad evocare dei demoni terrificanti, i Deaditi che prendono possesso dei corpi di tutti i suoi amici e della sua mano destra.
Con L’Armata delle Tenebre Bruce Campbell diventa Ash Williams nella sua forma definitiva: prodotto da Dino De Laurentis, in questo film la saga horror diventa un isekai antelitteram (storia in cui un eroe del presente viene catapultato in un mitico passato, a causa della sua morte o per sfuggire ad essa) dove Ash Williams smette di essere uno studente spaventato e diventa un tragicomico eroe con un braccio meccanico (e la capacità di sostituire la sua mano di acciaio perfettamente funzionante con una motosega del reparto Ferramenta) intento a salvare il mondo del passato dai Deaditi.
Sarà il ruolo con cui Bruce conviverà tutta la vita: ogni singolo personaggio interpretato da quel momento in poi, e ce ne saranno almeno 170, avrà un po’ di Ash Williams.
Un eroe improbabile, un moderno Tartarino di Tarascona dall’ego ipetrofico, abrasivo e antipatico nonostante le sue gesta da compagnone che però riesce sempre a portare a casa la situazione.
Nel 2007 il film My Name is Bruce, narra esattamente questo: un Bruce Campbell ormai umiliato dal typecasting arriva in un villaggio dell’Oregon per salvare tutti da un improbabile demone, Guan-Di il Demone Cinese dei Fagioli di Soia.
Questo ruolo lo riporterà dritto nel franchise da cui tutto è iniziato, con la serie Ash vs The Evil Dead, trasmessa in Italia da Infinity dal 2016 al 2018, in cui Ash, ora più vecchio, traumatizzato e dolente sfida i Deaditi per un’ultima volta forgiando una nuova generazione di guerrieri (con un Nintendo Powerglove al posto del suo pugno di acciaio brevettato).
A questo punto, salvo per un cameo nel film Dottor Strange e il Multiverso della Follia (in cui, ancora una volta, interpreta un uomo scorbutico con una mano maledetta, questa volta per aver negato del cibo al protagonista del film) e per lavori di doppiaggio, la sua carriera subisce una forte battuta di arresto e di sua volontà: nel 2018 Campbell un forte rallentamento dei suoi impegni per problemi di salute non specificati dopo la chiusura di Ash vs The Evil Dead.
Nel 2026 annuncia di avere un cancro gestibile ma non curabile, parte ormai ineludibile dei problemi di salute che lo hanno accompagnato, e che lo costringe a lunghi periodi di cura prima di dedicarsi ai pochi progetti che il suo corpo gli consente di portare a termine, come Ernie ed Emma, suo testamento spirituale in cui interpreta non un eroe vittorioso, ma un anziano venditore porta a porta che nel momento in cui deve occuparsi delle esequie dell’amata moglie morta riflette sulla sua vita passata, sulla mortalità e su cosa farà negli ultimi anni della sua vita senza la persona che lo ha sempre accompagnato.
E se questo è il testamento spirituale di Campbell, ecco che la sua ultima creazione artistica dimostra che Bruce Campbell non ha intenzione di andarsene da questo mondo alle condizioni della malattia ma alle sue.
Hey Cancer!
“Ho scritto questa canzone intitolata “Hey, Cancer” e la dedico a chiunque abbia mai dovuto affrontarlo. Avanti, combatti senza arrenderti!”
Scrive Campbell in un post X del 17 Settembre accompagnando la sua goffa ma sentita canzoncina in cui descrive il cancro (assai probabilmente alla prostata, la canzone ironicamente parla di “radiazioni nel suo inguine”) come uno sgradito ospite “arrivato per restare, coi piedi sporchi sul tavolo e che si lamenta della TV via cavo”, costoso da gestire in un paese come gli USA dove la sanità è privata e impossibile da mandar via.

La canzoncina si chiude con un consiglio ai malati: richiamare nella propria vita tutte le persone a loro care perché negli ultimi giorni quello che conta è avere l’affetto dei propri cari accanto (tema come visto sviluppato in modo meno ironico nella sua ultima fatica cinematografica).
Campbell è ancora intento a combattere, ma si lascia ora ben due testamenti spirituali: uno nel suo genere chiassoso e fracassone ed uno più emotivo. Entrambi però con lo stesso significato: una vita ormai segnata da un conto alla rovescia può avere ancora un valore, e può averlo soprattutto senza allontanare le persone che fino a quel momento l’hanno resa così emozionante da vivere.