Notizia Vera

Boldrini annuncia querela contro Meluzzi nel giorno della nascita dell’hashtag #odiareticosta

#odiareticosta non è un hasthag. È una massima di vita, o meglio dovrebbe diventarlo.

L’odio costa risorse fisiche, perché chi odia ha fisicamente bisogno di sprecare ore per cercare bersagli, condividere ingiurie e diffamazioni. L’odio costa perché diventa una missione a tempo pieno. E costa perché, come ricordano gli Atti degli Apostoli, amaro è il frutto del peccato.

Parte quindi l’iniziativa #odiareticosta, parto di Cathy La Torre, avvocato e difensore in prima linea dei diritti LGBT e delle minoranze

Assistenza legale per tutti quindi, nemica degli haters.

Affine ad iniziative che abbiamo già visto, come il portale del PD per raccogliere le diffamazioni lanciate da vari personaggi in cerca di autore o pubblico.

E l’hashtag #odiareticosta appena nato ha avuto un’impennata col botto. Infatti, arriva nel giorno di una illustre querela

Boldrini querela Meluzzi

Ricordate la fake news della Boldrini che definisce le decapitazioni dei cristiani secondarie rispetto alle sofferenze dei Musulmani?

Noi la ricordiamo bene, i colleghi di BUTAC la ricordano bene, ma pare qualcuno non se ne sia ricordato.

Ancora una volta, la Boldrini che, ricordiamo, secondo il popolo della Rete è colpevole di gravi colpe come avere sorelle supereroine che gestiscono 340 cooperative e guadagnano miliardi, invocare la Sharia ed altri capi di imputazione ancora più grotteschi, si ritrova accusata da un tweet dello psicologo Alessandro Meluzzi di aver proferito quella frase

E la risposta non si fa attendere di certo

Probabilmente i moderatori di Twitter e l’ufficio stampa dell’interessata dovranno fare qualcosa anche a proposito dei commentatori che, nonostante l’annuncio della querela e l’intervento dei colleghi di BUTAC celeri a ricordare la natura di bufala del testo linkato hanno deciso di unirsi al coro con accenti ben poco idonei alla Rete nei confronti di Laura Boldrini.

Leggiamo quindi Tweet come

nonché

Riteniamo quindi che ci sia un grande bisogno dell’hashtag #odiareticosta.

Riteniamo che solo sui social ormai attossicati si possa, in risposta alla giusta rimostranza di qualcuno che decide di tutelare se stesso, accogliere con toni censurabili la sua logica richiesta.

E riteniamo senz’altro che #odiareticosta, o quantomeno dovrebbe farlo.

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