Robocop: il franchise nato dalla parodia di un’epoca che sta tornando

Il retro è un mondo dell’eterno ritorno: la situazione geopolitica alle spalle della Reaganomics, un mondo in cui l’America era incline all’abbattimento della spesa sul welfare per l’incremento nelle spese militari, la politica estera in piena Guerra Fredda diventava uno scacchiere di mosse aggressive e ritirate frettolose per tastare il terreno e la politica interna seguiva un’agenda basata sulla più becera deregulation e la teoria secondo cui “arricchendo i ricchi” un po’ del loro potere e ricchezza sarebbe tracimato ai poveri sembra la prova che la storia ama ripetersi una volta come tragedia ed una seconda volta come farsa.

Robocop: il franchise nato dalla parodia di un'epoca che sta tornando
Robocop: il franchise nato dalla parodia di un’epoca che sta tornando – Scena tratta da Robocop (1987)

Il Franchise di Robocop nasce esattamente come parodia esasperata dell’America di Reagan riletta con la lente distopica di un Blade Runner volutamente economico, chiassone e sfacciato, pieno di metafore messianiche (sì, messianiche nel senso più religioso del termine) per costringere lo spettatore dell’America neocon, teocon, WASP, guerrafondaia, incapricciata con l’uso più brutale della tecnologia non come mezzo di elevazione sociale ma come mezzo per le Corporazioni di accumulare nuovo denaro e sottomettere la popolazione a guardare in faccia la società in cui sta vivendo.

Cosa che in un mondo di guerre continue nel Medio Oriente, telecamere Flock ad ogni angolo di strada, ICE accusato di essere ormai una milizia alle dipendenze di Trump e non più un semplice strumento di controllo dell’immigrazione, un “Ufficio della Fede” pronto a giurare sulle origini divine della ricchezza del Presidente/Tycoon/Magnate rende Robocop non più una storia distopica degli anni ’80, ma un romanzo dei nostri tempi. Con ChatGPT al posto di Robocop.

Robocop, secondo Neumeier

Al principio c’era Blade Runner, storia distopica creata dal genio visionario dello scrittore Philip J. Dick e rimaneggiata in un film di Ridley Scott con l’allora rivelazione Harrison Ford.

Film del quale, francamente, lo sceneggiatore Edward Neumeier non ci aveva capito assolutamente niente. La volgata vuole che parlando con un amico del nuovo successo cinematografico, i due lo avessero definito come la storia di uno sbirro che dà la caccia ai robot.

Ora, qualunque fan sano di mente di Blade Runner avrebbe già preso le torce e i forconi per insultare Neumeier dandogli dell’incapace perché, tanto per cominciare, un replicante non è un robot, Blade Runner non è la storia di “uno sbirro che dà la caccia ai robot” e c’è dentro tutta una complicata epica che forse ci terremo da parte per un altro articolo.

Ma perdoniamo Neumeier, in realtà avido amante della fantascienza perché da una premessa assolutamente assurda decise, pezzo dopo pezzo, di costruire un’elegia del mondo passato e presente.

Decise quindi che se nella fantascienza distopica c’era posto per uno sbirro che dà la caccia ai robot, doveva esserci anche posto per uno sbirro robot che dà la caccia ai criminali.

E che lo sbirro robot poteva essere stato un tempo umano. Anzi, Gesù Cristo. Anzi, il Gesù degli sbirri e dei robot. E non stiamo scherzando: anzi ci sono prove aneddotiche che dichiarano come Alex Murphy, al secolo Robocop, protagonista della saga, fosse stato da subito amato da tutti gli agenti di polizia di America in quanto letteralmente il Cristo dei Poliziotti e un eroe in grado di arrivare dove il braccio lungo della legge non poteva.

Robocop nasce quando qualcuno credette che Blade Runner (scena tratta dal film) era "Uno sbirro che caccia i robot"
Robocop nasce quando qualcuno credette che Blade Runner (scena tratta dal film) era “Uno sbirro che caccia i robot”

L’idea originale fosse il concetto di una mente robotica che pian piano si risveglia all’umanità mentre compie il suo dovere di sbirro, ma la chiave di volta fu proprio introdurre il fattore umano.

Quindi abbiamo Neumeier che guarda la società americana: quella dove agli investitori di Wall Street veniva detto di leggere Il Libro dei Cinque Anelli e  altri antichi manuali militari perché gli affari non sono solo affari, ma una guerra in cui uccidere o essere uccisi (nel senso di mandare in rovina o essere rovinati, senza accordi o partnership: in America vogliono i tuoi soldi o tu devi prendere i loro soldi, non ci sono amici negli affari). Quella dove essere povero era una condanna economica ma anche sociale, e quella dove il budget per la difesa eccedeva quello per il Welfare.

Il nostro buon Neumeier sogna quindi una “mente artificiale” (Blade Runner e Terminator) avevano popolarizzato il tema, una AI infilata a forza nel corpo di uno sbirro che osserva il genere umano sdegnata e decide che quello che vede non le piace.

Decide poi di cambiare solo parzialmente idea: ispirato da Michael Miner, altro coautore cooptato nella stagione di scrittura e che aveva già un suo script fallito chiamato Supercop, dove un poliziotto viene trasformato in superuomo grazie ad impianti cibernetici, crea il personaggio di Alex Murphy, poliziotto umano, cattolico (non è un caso), religioso, buono come il pane che ad un certo punto della sua vita muore in sacrificio per i peccati di tutti (nel senso che viene mandato in missione a sparare ai narcotrafficanti, che però sono ammafiati con le istituzioni, e i narcos lo sparano facendolo a pezzi in una scena che somiglia alla Crocefissione), viene sepolto e torna in vita.

Una delle disturbanti gag del primo Robocop
Una delle disturbanti gag del primo Robocop

Nel senso che la OCP, una malvagia corporazione che cerca di costruire un Robo-Poliziotto che sostituisca i poliziotti veri creando una giustizia “artificiale” al servizio delle Megacorporazioni recupera il cadavere di Alex Murphy, ne cancella la memoria e usa il cadavere per creare Robocop, un possente “Poliziotto robot”, (secondo la tagline “Mezzo uomo, mezzo macchina e tutto sbirro – Il futuro della Legge”) e lo spedisce come una telecamera Flock vivente a sparare ai criminali, in scene iconiche in cui mima il camminare sulle acque (camminando su pozze di acqua, sangue e acido versati durante l’inseguimento coi suoi piedoni meccanici, scena che dovrebbe echeggiare sia il miracolo della camminata sull’acqua che della mutazione dell’acqua in vino, in questo caso acido misto a sangue di crimininali e budella) e portare la giustizia.

Alex col tempo recupera i ricordi della sua umanità, ridando alla “Mente umana” il controllo sulla mente meccanica, e come da primo bozzetto, quello che vede non gli piace.

Le corporazioni hanno deciso che Robocop è una loro proprietà, che il futuro della legge è delle Corporazioni, che la Giustizia è di chi mette i soldi (allo scopo programmando Robocop per essere in grado di non ribellarsi). Alex Murphy, ora meccanizzato, guarda lo schifo che è diventato il mondo della Reaganomics e non gli piace neppure un po’.

Robocop, l’accoglienza

Penserete che un’opera del genere, nata come una serie di fracassoni errori ma diventata una riflessione sull’umanità, la giustizia, lo strapotere delle Corporazioni sarebbe stata accettata benissimo.

Penserete che il passaggio da SupercopRobocop, l’idea di una mente trasformata e accecata dalla tecnologia che improvvisamente vede la luce e capisce che Reaganomics e Thatcherismo non sono la soluzione sarebbe stato acclamato come un esempio di critica sociale.

I due finirono a bussare da Orion Pictures, dove furono notati da Jon Davison, il produttore di L’aereo più pazzo del mondo e altri film di serie B audaci e fracassoni.

Orion Pictures suggerì qualche modifica e non tutte passarono: ad esempio nelle riscritture sotto Orion Pictures divennero più sfacciati il legami tra il nacrotrafficante Boddicker e le istituzioni in cui Alex Murphy credeva, rendendo il tradimento ancora più amaro, ma Neumeier e Minter insistettero per rendere lo sfondo delle avventure di Alex Murphy il polo industriale di Detroit, all’epoca in crisi a causa della crisi del mercato auto, mostrando una Detroit divisa tra una “Nuova Città” (Delta City) ricca e piena di milionari e una “Vecchia Città” industriale e degradata dove i poveri continuano a vivere in povertà e i poliziotti si dividono tra agenti buoni ma poveri di fondi tragicamente inefficenti e agenti corrotti, a libro paga delle multinazionali e dei potenti che opprimono il popolo.

Paul Verhoeven, il futuro regista rifiutò platealmente lo script: leggendolo in vacanza in Francia gettò il copione nell’immondizia rifiutando di legare il suo nome a “spazzatura di azione americana”.

Ma Martine Tours decise di diventare la santa Madrina di Robocop e andò a ripescare lo script: lo ripresentò al marito accusandolo di non aver capito la grandezza di una storia che parla della perdita di umanità, dell’alienazione sociale e di un uomo che dopo aver perso la sua stessa identità umana la ritrova nel desiderio di migliorare il mondo che lo circonda, criticando la società “spazzatura” che Verhoeoven odiava.

L'esecuzione di Murphy ha molto in comune col martirio del Cristo
L’esecuzione di Murphy ha molto in comune col martirio del Cristo

Verhoeven, agnostico ma fortemente legato alla figura del “Cristo storico” si fa smollare dalla moglie copione e vocabolario inglese e si piazza lì a rileggere e rileggere la storia di questo Sbirro/Cristo/Robot che perde il suo corpo e suoi ricordi, muore, torna in vita, sconfigge le Multinazionali e libera Detroit dal Peccato, decidendo che a questo punto Robocop sarà la storia di un Eroe Coraggioso che, come il “Cristo Storico”, sconfigge quel Satana storico che è il peccato delle multinazionali e porta i cittadini ad essere felici.

Verhoven divenne estremamente coinvolto nel film: Neumeier e Miner avevano introdotto degli sketch chiamati Media Break, parodie delle notizie e delle pubblicità americane con personaggi assurdi e fracassoni, come l’uomo “Che compra tutto per un dollaro”.

Verhoeven che grazie alla moglie aveva fatto pace anche per le assurdità, decise che i Media Break sarebbero stati perfetti per spezzare il film in sequenze nel modo più assurdo e brutale: voleva pensare alle diverse scene del film non come l’ordinata sequenza a cui ci hanno abituato DVD e Blu-Ray negli anni successivi, ma come i riquadri di un quadro di Mondrian, separati da nette linee nere.

Sequenza/sketch/sequenza/sketch: questa su la sequenza da fumettone che Robocop ebbe, anche perché il duo Neumeier&Miner aveva già pensato di bussare alle porte della Marvel Comics per avere un fumetto ma erano stati scacciati perché Terminator aveva salato il campo.

Robocop: le scelte prese e non prese

L’idea originale di Robocop era avere la star dei film d’azione Arnold Schwarzenegger nel ruolo di Alex, ma fu quasi subito scartato: Schwarzenegger è tutt’ora, nonostante il peso degli anni, un omone (figuriamoci cosa era ai tempi di Terminator e Robocop), Alex Murphy doveva essere invece un omino che viene infilato in una enorme armatura.

Fu scelto Peter Weller, che in Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione aveva interpretato un bizzarro polimate, chirurgo, inventore e cantante rock in grado di viaggiare nel tempo e nelle dimensioni alle prese con uno scienziato pazzo e che aveva questo aspetto Europeo (aveva sangue irlandese) necessario a interpretare non un omone corpulento, ma un gentile e generoso poliziotto irlandese dall’aria dimessa e capace di grande eroismo.

Si unirono al cast Nancy Allen, la collega di Alex Anne Lewis, attratta dal copione ma scettica rispetto al titolo alla quale fu chiesto di recitare “come un maschiaccio” e prendere lezioni dal padre poliziotto per diventare una poliziotta “tosta” e in grado di essere la spalla dura di un Alex soffice, Kurtwood Smith che divenne lo spacciatore Boddicker, arricchito da un paio di occhialini per farlo sembrare un gerarca nazista (ispirato a Himmler) a sua insaputa e si unì alla banda Ronny Cox nel ruolo del corrotto imprenditore Dick Jones perché semplicemente Ronny Cox aveva paura di essere typecastato a vita come un bravo ragazzo e voleva interpretare un cattivaccio avido, crudele e senza alcuna ragione freudiana per il male se non volere più soldi in tasca.

L'estetica di Robocop è ispirata al genere Toku
L’estetica di Robocop è ispirata al genere Toku

Il costume fu un casino: l’idea iniziale era quella di un costume da robot leggero ed elegante per consentire movimenti coroegrafati. Verhoeven e gli sceneggiatori volevano invece un vero cavaliere moderno, un eroe in armatura scintillante e valoroso che somigliasse agli eroi dei Tokutsatu, un po’ Sceriffo Spaziale Gavan, un po’ un Power Ranger, un po’ Lancillotto.

Altra ispirazione per il tema del poliziotto meccanizzato è il fumetto Giapponese 8Man, storia di un brillante detective, Hachiro Azuma, ucciso brutalmente sul posto di lavoro (come per Murphy) e la cui mente viene trasferita in un corpo meccanizzato dagli stupefacenti poteri, diventando a seconda dell’incarnazione “L’ottavo Cyborg creato da un brillante scienziato” o “l’Ottavo Distretto di Polizia, un Distretto di un solo uomo”. Le ispirazioni ci sono: come Azuma, Murphy è una mente umana in un corpo robot, come Azuma Murphy insegue la sua umanità, ma al contrario di Azuma Murphy è troppo “meccanico” per passare per umano e troppo legato alla programmazione ed alla necessità di manutenzione di OCP per definirsi libero, e deve lottare per ritrovare l’umanità persa.

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Ci volle più tempo del previsto per finire il costume, ed esso divenne una roba corazzata e pesante, degna dell’aspetto da Tecnocavaliere, improbabile da indossare e che spinse Weller a minacciare di andarsene per poi tornare con un regime di antidolorifici e scene in cui indossava solo la parte dell’armatura inquadrata perché altrimenti non ce l’avrebbe mai fatta.

Solo il costume di Rob Bottin si mangiò un milione di dollari del budget inizialmente previsto a 15, e alcune parti, come il braccio meccanico con una “computer spike” (una specie di spiedo da infilare nei computer che trasformava Robocop in una porta USB umana) e la gamba con fondina incorporata per la pistola (una Beretta modificata) erano semplicemente oggetti di scena cavi messi accanto a Weller per dare l’illusione che fossero parte del suo corpo.

Verhoeven si fece la fama di essere assai litigioso e aggessivo sul set, e alcune scene ora iconiche furono oggetto di un forte tira e molla tra sceneggiatore e regista, come la scena in cui Alex Murphy viene smascherato mostrando il suo viso parzialmente sfigurato incollato ad un teschio meccanico: Verhoeven non si fidava degli effetti speciali, Neumeier sì e Neumeier vinse la scommessa creando una scena iconica che mostrava l’umanità menomata di Murphy.

Ovviamente il finale rientra nella poetica mista di sceneggiatori e regista: Robocop rigetta la “programmazione” che lo vede essere uno strumento delle Corporazioni e, cancellata dalla sua mente la direttiva che lo obbliga all’obbedienza, decide coscientemente di accettare solo le “Tre Direttive” cui aveva improntato la sua vita di poliziotto: “Servire la Legge”, “Proteggere gli Innocenti” e “Difendere l’Ordine Pubblico”

Dettagli, curiosità, cosa accadde dopo

Il programma del cervello potenziato di Murphy anticlimaticamente funziona con un prompt di MS-DOS: va detto che all’epoca MS-DOS era il non plus ultra della tecnologia Americana dell’epoca.

In una scena iconica del film Robocop salva il sindaco di Detroit prendendo a pugni un criminale che lo ha preso in ostaggio assieme a tutto l’ufficio e defenestrandolo: l’intera scena è costruita come una parodia dell’omicidio del Sindaco Moscone e della c.d. “Difesa Twinkie”.

Nel 1979 infatti Dan White, politico di San Francisco uccise il sindaco George Moscone e il consigliere Harvey Milk colpevoli di avergli tolgo il lavoro.

Arrivato a processo il legale di Dan White chiese applicarsi l’infermità mentale parziale, dichiarando che Dan White soffriva di depressione a causa della perdita di lavoro e uno dei sintomi più evidenti era il fatto che un uomo precedentemente attivo in società, accanito salutista, marito perfetto e persona di grande stile, nei mesi prima dell’omicidio era involuto diventato un disoccupato pigro e malmesso, evasivo ed evitante nei confronti della moglie che se un tempo passava le sue giornate mangiando cibi salutari e facendo sport ora le passava sul divano ingozzandosi di precotti e tortine surgelate (le “Hostess Twinkie”) annaffiate da Coca Cola.

By Jerry Tefler - https://www.sfchronicle.com/bayarea/article/Former-Supervisor-Dan-White-kills-himself-1985-3169860.php, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=189032113
By Jerry Tefler – https://www.sfchronicle.com/bayarea/article/Former-Supervisor-Dan-White-kills-himself-1985-3169860.php, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=189032113

La stampa trasformò tutto in barzelletta e l’avvocato nella dimostrazione della “stupida giustizia americana” inventandosi dal nulla che il legale aveva dichiarato che Dan White era diventato un assassino a causa del “sugar crush” indotto dalle tortine.

Verhoeven omaggiò il “momento storico” mostrando la scena del “consigliere Miller” che prende in ostaggio l’intero ufficio ingozzandosi di cioccolata fino a sporcarsi il viso per poi essere defenestrato da Robocop.

La scena fu anche sottoposta a scrutinio temendo che i poliziotti l’avrebbero percepita come una critica alla brutalità poliziesca: il panel di poliziotti a cui fu mostrata una visione di anteprima apprezzò la scena perché dimostrava che Alex Murphy era rimasto un uomo forte e pieno di giustizia e poteva fare quello che ai comuni poliziotti non era consentito, ovvero scazzottarsi e sparare a vari criminali assurdi in modi assurdi come un incrocio tra un Lancillotto Cyberpunk e Bud Spencer.

Un altro dei personaggi iconici della saga, la goffa serie di robot ED-209 che, prima di Robocop, avrebbero dovuto diventare “La polizia delle Corporazioni” nasce da questo ideale satirico e iconoclasta: gli ED-209 rappresentano la cultura industriale americana della forma prima della funzione e furono creati come oggetti in stop motion dall’aria industriale (Verhoeven voleva che fossero “cattivi” alla vista) e possente ma del tutto inefficaci. Gli ED-209 hanno l’aspetto di spaventosi droni militari ma sono così goffi da essere solo oggetto di ilarità, raffigurando così gli effetti di tutto quello che è tutto forma e niente sostanza.

Robocop contiene un chiaro omaggio al caso White
Robocop contiene un chiaro omaggio al caso White

Robocop fu un enorme successo, sia economico che di critica, e tutti videro sotto lo schermo dell’assurda violenza la ferocia della satira sociale che mordeva forte gli stilemi della cultura americana.

Solitamente i sequel tendono ad essere un momento di disappunto: Robocop 2 del 1990 invece proseguì il discorso iniziato nel primo film, nonostante la sceneggiatura fosse passata in mano al famoso fumettista Frank Miller, che colse tutti i punti salienti della trama.

L’OCP è ancora sulla cresta dell’onda, esiste ancora una divisione tra la ricca “Delta City” (la “Nuova Detroit”) e la povera Vecchia Detroit e un nuovo antagonista, la Dottoressa Juliette Faxx (interpretata da Belinda Bauer) decide che nessuno può creare un secondo Robocop perché lo stato di “Gesù degli Sbirri” di Robocop nasce dal senso del dovere e dalla profonda religiosità di Murphy, che lo “sbirro” medio è un uomo orgoglioso del suo corpo possente e del suo potere e togliendoglieli entrambi cercherà sempre di suicidarsi e quindi decide di creare un mostro digitale con la mente di un brutale spacciatore assetato di potere e col complesso del Messia (Kaine), contemporaneamente cercando di privare Murphy della sua ritrovata indipendenza programmando in lui 300 direttive contraddittorie scelte con un sondaggio tra il pubblico (satirizzando la cultura dei Reality Americani e le contraddizioni della cultura).

Apparentemente Robocop, screen dal primo film, ha un bios ed un sistema operativo
Apparentemente Robocop, screen dal primo film, ha un bios ed un sistema operativo

Anche in questo caso Alex riuscirà a rigettare la macchina, sconfiggere i malvagi e ammettere sornione che l’OCP tornerà alla carica perché “siamo solo umani”, quindi imperfetti ma i bravi uomini e donne di Detroit saranno pronti.

Nel 1993 arriva il terzo capitolo, quello di meno successo ma allo stato delle cose il più attuale.

Robocop si ritrova ancora una volta messo alle corde dall’OCP, che questa volta decide di marchiare Robocop come un traditore e una macchina ribelle ordinando la creazione dei Riabilitatori Urbani, un corpo di volontari (tra le cui file anche i criminali sono ammessi) destinati a sostituire la Polizia e il Progetto Robocop per scacciare i poveri di Detroit dalle loro case e “Riabilitare” Detroit in una Delta City ormai senza confini.

Il goffo ED-209
Il goffo ED-209

Robocop ottiene nuove armi e nuovi poteri per unirsi alla testa dei cittadini di Detroit, la polizia non corrotta (che rifiuta di obbedire all’OCP) e sfida i Riabilitatori Urbani diventati una milizia agli ordini del Governo e dell’OCP presentata ai ricchi cittadini come argine tra loro e i poveri e gli ultimi della società.

Alex Murphy ferma il progetto, rende edotti i soci giapponesi della OCP del prezzo che la popolazione sta pagando (la trama a questo punto paga omaggio al “terrore giallo” dell’America degli anni ’90, che vedeva il suo complesso industriale eroso dall’arrivo dei beni di lusso Giapponesi come ora teme i beni prodotti in Cina) e a prezzo del sacrificio di molti dei suoi più cari amici, tra cui la collega Lewis si libera del marchio di pericoloso traditore per diventare leader e idolo del popolo.

Il presidente dell’OCP, ormai ridotto in rovina, gli concede la vittoria riconoscendo la sua umanità come Alex Murphy, ma sprezzante e umano Murphy gli risponde “I miei amici possono chiamarmi Alex Murphy: tu potrai chiamarmi Robocop”, chiudendo la trilogia col messaggio già presente nel secondo film che la corruzione e il male sono sempre presenti nella società, ma ci sarà sempre un “cavaliere cyborg” da qualche parte che il popolo potrà chiamare in soccorso.

Questo chiude la trilogia, ma non il successo della saga.

Robocop negli altri media

Già nel 2003 Frank Miller ebbe l’occasione di creare un fumetto con tutte le parti scartate del copione ufficiale di Robocop 2, anticipando l’arrivo dei Riabilitatori Urbani e introducendo scene ancora più fracassone.

Negli anni ’90 la Marvel che inizialmente aveva rifiutato il concetto di Robocop perché “nato vecchio” aveva improvvisamente accettato di ospitare l’adattamento a fumetti della saga, con qualche incertezza nell’adattamento (Verhoeven voleva che Robocop fosse ambientato “in un futuro prossimo”, Marvel Comics provò un futuro di macchine volanti e sci-fi vecchio stile prima di tornare alle radici, in Robocop il “Grande vecchio” della OCP era ancora un personaggio generoso e onorevole mentre in Robocop 2 e 3 un corrotto tra i corrotti che solo nel terzo capitolo cerca di ottenere il perdono di Alex Murphy venendo sdegnosamente umiliato e rifiutato: nei fumetti Marvel oscilla tra cattiveria e bontà) e due anni dopo Dark Horse Comics decise di far sfidare le due icone fantascientifiche Robocop e Terminator in una bizzarra battaglia nello spazio tempo.

Robocop ebbe molteplici adattamenti a fumetto oltre i citati, tra cui un videogame del 1988 per Amiga, Amstrad CPC, Atari ST, Commodore 64, MS-DOS, Game Boy, MSX e ZX Spectrum, secondo la tradizione che vede ogni film di successo avere un videogame.

Anche più di uno, dato che nel 2023 “Rogue City” divenne un interquel tra Robocop 2 e 3.

Robocop secondo i videogames
Robocop secondo i videogames

Nel 1994 Orion Picture ricevette finanziamenti per creare un telefilm più “leggero” che smorzasse i toni cupi della serie: nel telefilm Robocop si muove in una Detroit meno ostile (dove il “Grande Vecchio”) torna ad essere alleato, affiancato da Diana, dolce e svampita segretaria diventata a causa di un esperimento una presenza onnisciente e onnipotente olografica, ma gentile e amichevole.

Tono del tutto diverso da Prime Directives del 2001, dove un Alex Murphy ormai operativo da decenni deve sfidare un “nuovo Robocop” in una Delta City ormai sempre più ostile ma senza la possibilità di citare direttamente il materiale precedente (la trilogia compare come racconto dei personaggi o come spezzoni citati in altre fonti), ma simile alla serie animata Marvel del 1988 e alla serie MGM del 1999, ambientate in una continuity alternativa leggera come quella della serie del 1994 in cui Robocop diventa una sorta di Ispettore Gadget serio e tecnologico con pattini a rotelle e freni a paracadute incorporati.

Disney farà un omaggio a Robocop con Robopap, non un cyborg ma il contabile di Zio Paperone in Ducktales entrato in possesso di un’armatura corazzata dall’aspetto simile a quella di Robocop (ma con una ruota al posto delle zampe da papera) e stralunati gadget creati da Archimede Pitagorico per proteggere il Deposito e Paperopoli dalla Banda Bassotti e altre minacce.

Frasi iconiche come Vivo o morto, tu verrai con meNon hai scampo: rispetta la legge sono diventate oggetti della cultura di tutti.

Nel 2014 MGM ha provato a riavviare la serie, reimmaginando Robocop come il risultato di un progetto OCP per vendere droni militari, ancora una volta partendo dalla trasformazione di Alex Murphy in robot, con un cast di pregio ma messo in ombra dall’ingombrante precedente di una saga forse ancora troppo attuale per essere riscritta.

Robocop 2014 soffre del fatto che il mondo del 2026 è più simile a quello del 1988 che al 2014.

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