Ci segnalano i nostri contatti una notizia dal titolo Usa, fanno ascoltare Baby Shark ai detenuti per torturarli: nei guai 3 guardie carcerarie, pubblicata da Fanpage.
Che, indubitabilmente è vera. Non possiamo che confermarla, aggiungendo alcuni profili necessari per inquadrare la notizia. Che, effettivamente, consta di tortura e non ci consente di comprendere o apprezzare le facili e sguaiate ironie della Rete.
Partiamo quindi da quanto raccontato dal New York Times, atti processuali alla mano.
Al momento C. M. e G. B., entrambi di anni 21 e il loro supervisore C.H. di anni 50 sono incriminati per crudeltà verso i prigioneri, abuso di strumenti di correzione, atti di crudeltà e cospirazione per nascondere il reato.
All’epoca dei fatti il trio lavorava nella prigione distrettuale dell’Oklahoma, dove C.M. e G.B. avevano un bizzarro quanto nocivo e crudele hobby.
Nel corso della notte (ricordate questo, è importante), tra le due e le tre, essi si divertivano un mondo a prelevare prigioneri dalle loro celle, e messi faccia al muro e ammanettati, li sottoponevano per due ore circa alla scomoda posizione ed all’ascolto forzato a volume elevato della nota canzoncina per bambini.
Il tutto mentre il loro supervisore, C.H., secondo i dati pervenuti all’accusa era a completa conoscenza delle abitudini dei suoi sottoposti e del loro uso di “giocare” a torturare i prigioneri, ma abitualmente copriva i loro reati.
La privazione del sonno è una tortura universalmente riconosciuta, espressamente vietata da una apposita Convenzione delle Nazioni Unite e descritta come quel genere di grave tortura che infligge gravissimo stress psicofisico.
Non c’è quindi assolutamente niente da scherzare, o niente da definire “uno scherzo tra amici” nella scelta del duo: la definizione da manuale di tortura del sonno è esattamente quella che è accaduta.
Non a caso l’anno scorso un comune in Florida fu seppellito da proteste per aver usato gli altoparlanti del circuito audio dei parchi pubblici per suonare proprio Baby Shark a tutto volume scoraggiando i senzatetto dal provare a cercare ricovero e riposo nella proprietà comunale.
Baby Shark è infatti una melodia molto accattivante per un bambino, irritante per un adulto, ricca di suoni acuti e fischi. Non a caso definita dal cantante, musicista e comico Marco Arata come quel genere di musica “in grado di trasformare una persona sana di mente in un assassino sadico terrapiattista”. Costruita per essere ballabile al livello base degli animatori per bambini, ripetitiva e “fracassona” abbastanza per impedire ogni forma di riposo, al pari dei fari puntati sugli occhi o altre forme di negazione del sonno.
L’unico rimpianto del Pubblico Ministero incaricato della vicenda è aver potuto tipizzare la condotta sotto la forma di misdemeanor (termine traducibile in modo approssimativo con “reato contravvenzionale”) anziché sotto la forma del “felony”, ovvero del delitto.
Mentre il processo va avanti, questi pertanto auspica una riforma restrittiva.
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