TUTTE LE BUFALE Il ponte Morandi di Genova

Alle vittime e ai carnefici di una tragedia, seguono altrettante vittime e altrettanti carnefici della disinformazione. I mendicanti del web sono specializzati nel cannibalismo, dunque sono soliti nutrirsi di corpi morti nella consapevolezza di essere in errore. Crudele dirlo, ne siamo coscienti, ma tutto necessita una descrizione.

Nel nostro impegno da sbufalatori pakati dalla kastah abbiamo incontrato, già dalle prime ore dopo la tragedia che ha colpito la città di Genova, i primi tentativi di spostare l’attenzione dal dramma al proprio ego da parte di perdigiorno a caccia di like. Non sono mancati i disseminatori d’odio contro la classe politica, che speravano nella morte dei vicepremier.

Ancora, sono comparsi viralizzatori che coglievano l’occasione per parlare di altri Ponti Morandi del Paese. Ci stiamo riferendo al post nel quale veniva denunciata una situazione analoga che interessava il Viadotto Akragas, sulla statale 115 quater che collega Agrigento e Porto Empedocle. Il post chiedeva di condividere la notizia dello stato di pericolo del viadotto, ma troppi utenti ignoravano che l’Akragas è precluso al transito dal 2017.

Non poteva mancare, tra le tante deiezioni comparse nei social, la pista complottara che voleva attribuire il crollo del Ponte Morandi a un’esplosione innescata con armi a microonde, teoria portata avanti da semplici utenti che, scaricandosi la coscienza, indicavano la fonte come “molti passanti”. Inutile nascondere il disgusto provato nel constatare che l’essere (in)umano perde sempre l’occasione per tacere e apporre le proprie dita nell’orifizio destinato all’espletamento delle proprie funzioni corporali, anziché usarle per digitare castronerie acchiappalike.

Nel rispetto assoluto del dolore e della tragedia, a volte, compaiono anche le storie commoventi impossibili da riscontrare, già dalle prime ore dopo la terribile notizia, dunque quando ancora non si hanno notizie né numeri su deceduti, superstiti e feriti. Alla famiglia che doveva raggiungere gli zii al mare si unisce, tristemente, la bufala della bambina estratta dalle macerie con una foto in libera circolazione su WhatsApp. L’immagine veniva attribuita al disastro del Ponte Morandi, ma in realtà era stata scattata nei giorni del terremoto di Ischia.

Altre foto, ancora, comparivano in continua condivisione e ritraevano il viadotto immortalato pochi giorni prima del crollo (una settimana prima era la descrizione nei post facebook, per poi essere modificata successivamente in “diverse settimane””) senza specificare che si trattava del lato opposto rispetto a quello crollato e ancora in piedi. La loro datazione precisa è ancora in corso (nessuno di quelli che ha postato la foto ha fornito particolari sulla fonte ORIGINALE della stessa). Inoltre Il tweet di David Puente fornisce gli elementi in comune tra l’immagine in questione e contributi Google Maps più recenti.


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La parte più bizzarra, senza dubbio, riguarda una foto diffusa dall’ennesimo viralizzatore che distribuiva in rete un’immagine spacciata per un dettaglio del viadotto Morandi, ma in realtà si trattava del ponte di Ripafratta, in Toscana.

In queste ultime ore, tra l’altro, si è parlato anche delle ambulanze che avrebbero pagato il pedaggio autostradale dopo la tragedia, ma si trattava di disinformazione come abbiamo dimostrato nella nostra analisi. Si tratta, infatti, di una realtà distorta messa in rete in barba al concetto di “emergenza” che Autostrade per l’Italia già metteva nero su bianco in una nota del 2015.

Il viadotto Morandi ha seminato vittime e disperazione, dolore e rabbia. I mendicanti del web hanno ancora tanta, troppa fame di morte.

 

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