Precisazioni

Totalmente decontestualizzate le anziane in Russia che rompono un iPad per sostenere Putin

Si fa tanta confusione, in queste ore, in merito all’ormai famoso video con le anziane che rompono un iPad in Russia come forma di sostegno per Putin. Se da un lato si assiste qui in Italia ad iniziative poco sensate, come quella che abbiamo trattato nella giornata di ieri con un altro articolo, in merito ai consumi spropositati dei condizionatori per rispondere polemicamente alla conferenza stampa di Draghi, allo stesso tempo si fa strada una certa disinformazione. Un episodio privato del suo contesto storico, per essere più precisi.

Proviamo a contestualizzare le anziane che rompono un iPad per sostenere Putin

Cerchiamo di essere chiari, in merito alle anziane che rompono un iPad per sostenere Putin. Le immagini sono andate in onda durante un recentissimo servizio del TG1, evidenziando che in Russia ci siano persone di una certa età pronte ad essere dalla parte del loro leader politico, al punto da rigettare prodotti americani. Le immagini in questione, che trovate anche su Twitter, vengono accompagnate da una frase ben precisa:

“Non è la prima volta che i russi reagiscono così alle sanzioni, qui un gruppo di signore che giustiziano un tablet al grido di ‘non abbiamo bisogno di prodotti americani'”.

Quel “non è la prima volta” fa percepire che la redazione probabilmente fosse a conoscenza dei dettagli relativi al video in questione. Infatti, approfondendo tutta la storia si scopre su YouTube che il filmato con le anziane che rompono un iPad risalga in realtà al 2018. Anche in quel caso abbiamo avuto una reazione alle sanzioni imposte alla Russia, quindi sull’autenticità delle immagini e sullo spirito delle signore ci siamo.

Il problema si crea nel momento in cui si percepisce che il fatto si possa associare in qualche modo all’attuale situazione che si è creata, in seguito all’attacco della Russia all’Ucraina. Dunque, le anziane rompono un iPad, ma il gesto non è figlio delle sanzioni che sono state ufficializzate di recente nei confronti di Putin per il conflitto a Kiev e nel resto del Paese, come confermato anche da Giornalettismo.

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