Disinformazione

Prima ministra neozelandese contro la libertà d’espressione: “Serve censura globale”, ma è solo un titolo ad effetto

Le battaglie politiche sono anche questo: decontestualizzazioni, false attribuzioni e fake news montate ad arte per delegittimare la controparte e catturare più fiducia da parte del pubblico. Un atto di demonizzazione inconsapevole e più audace di ciò che verrebbe detto in un ordinario comizio. È quanto accade in un articolo pubblicato da Rassegne Italia il 28 settembre e che, nonostante i tempi dei social siano più feroci – un contenuto pubblicato più di due giorni prima è già “vecchio” – continua a circolare sui social.

Secondo Rassegne Italia Jacinda Ardern, prima ministra neozelandese, durante un intervento all’Assemblea Generale dell’Onu avrebbe detto: “Serve un sistema di censura globale contro la libertà di espressione”.

Rassegne Italia cita come fonte questo articolo de Il Primato Nazionale.

Il virgolettato

“Altro che ‘fascisti’, sinistra choc: ‘Serve un sistema di censura globale contro la libertà di espressione'”, questo il titolo usato da Rassegne Italia per indicare la notizia.

La prima cosa da fare quando si deve verificare un virgolettato è cercare l’intervento originale. Lo troviamo grazie a una semplice ricerca per parole chiave sul canale ufficiale YouTube delle Nazioni Unite.

Il discorso di Jacinda Ardern

Riportiamo il testo in italiano dell’intervento di Jacinda Ardern, di cui troviamo la trascrizione originale sul sito istituzionale delle Nazioni Unite.

Questa settimana abbiamo lanciato un’iniziativa assieme a compagnie e non-profit per migliorare la ricerca e la comprensione su come le esperienze online di una persona vengono gestite da processi automatizzati. Questo processo è importante perché ci aiuta a capire meglio la disinformazione online. Una sfida che, come leader, dobbiamo affrontare. Comprendo che persino il più lieve intervento contro la disinformazione possa essere interpretato come ostile nei confronti dei valori della libertà di parola che teniamo in altissima considerazione.

Non so quale sia la risposta a questa sfida. Ma posso dire con assoluta certezza che non dobbiamo ignorarla. Perché farlo metterebbe a repentaglio le norme che noi tutti consideriamo importanti. D’altronde, come si fa a terminare una guerra se le persone che la sostengono sono portate a credere che i motivi che l’hanno generata non sono solo legali, ma anche nobili. Come si affronta il cambiamento climatico se le persone non sanno che esiste. Come ci si può assicurare che i diritti altrui siano rispettati se sono soggetti a ideologie che perpetrano un’ideologia retorica d’odio.

Le armi possono essere diverse ma l’obiettivo di coloro che le usano è spesso lo stesso. Creare caos e ridurre l’abilità altrui di difendersi; smembrare le comunità; far collassare la forza collettiva di Paesi che lavorano assieme.

Ma qui abbiamo un’opportunità per assicurarci che queste particolari armi non diventino parte integrante della guerra. Di questi tempi sono profondamente consapevole di quanto sia facile sentirsi scorati: stiamo affrontando molte battaglie su molti fronti. Ma c’è ragione d’essere ottimisti. Perché per ogni nuova arma che ci viene puntata contro c’è un nuovo strumento per difendersi. Per ogni tentativo di spingere il mondo verso il caos c’è la convinzione collettiva di ritornare all’ordine. Ne abbiamo i mezzi, ci serve solo la voglia collettiva.

Quindi?

Possiamo notare che in nessun passaggio dell’intervento si parla di “censura globale contro la libertà di espressione”, nemmeno in forma di sinonimi. La narrazione proposta da Rassegne Italia è ricorrente tra chi intende la lotta alla disinformazione e alle fake news come uno strumento di censura, demonizzandone quindi l’utilità.

Il toni usati da Jacinda Ardern sono certamente accorati, ma la sfida cui la prima ministra neozelandese fa riferimento è quella di combattere la disinformazione senza violare la libertà di parola.

Questa notizia è stata trattata anche da Open.

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