L’ipotesi sui sistemi d’allarme con SIM disattivate sul caos treni del 2 ottobre è uno di quei casi in cui al danno consegue la beffa. Ricorderete tutti la cronaca di quel folle due ottobre, in cui secondo fonte ministeriale un danno cagionato da una ditta privata che stava effettuando dei lavori negli snodi di Roma Termini e Roma Tiburtina ha messo il sistema ferroviario in ginocchio.
Oltre il danno la beffa? L’ipotesi sui sistemi d’allarme con SIM disattivate sul caos treni del 2 ottobre
Un chiodo, questa la tesi più diffusa, che avrebbe tranciato un cavo, provocando la disconnessione degli impianti. Le domande da allora non sono mai cessate: perché il chiodo, come ha fatto un chiodo a causare tali danni, e perché non vi erano sistemi di emergenza attivi.
Una parziale risposta arriva da Open: i sistemi di allarme, secondo quanto riferito alla testata, erano disattivati.
Prendete quello che riportiamo col beneficio del dubbio tipico delle indagini in corso: i sistemi di allarme si basano sul traffico radiomobile, piccoli minicomputer connessi che inviano SMS, messaggi e telefonate di allarme.
Sembrerebbe che tali sistemi avevano le SIM disconnesse per mancato rinnovo del credito radiomobile, quindi disattivate.
Quindi l’allarme non è partito finché la situazione non è esplosa.
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