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Novax stroncato dalla malattia: il dolore del figlio, la ricerca di responsabilità

“Novax stroncato dalla malattia” è purtroppo una di quelle notizie che temiamo diventeranno sempre più frequenti. Temiamo sì: una vita umana che si spegne è sempre una brutta cosa. Una vita umana che si spegne per quella incosciente temerarietà che molti chiamano coraggio, ma coraggio non è, è un dolore enorme.

“La pandemia dei non vaccinati”, la definisce non a torto la stampa. Ovvero, atteso che la vaccinazione riduce di un ordine di grandezza il rischio (un decimo di possibilità di contagiarsi, un decimo di finire in terapia intensiva, un decimo di morire…) siamo di fronte a due pandemie distinte.

Una che si avvia verso l’endemia, con persone che quando si contagiano lo fanno in modo asintomatico o paucisintomatico per poi guarire. Una che si avvia verso gli ospedali, con pazienti intubati se non morti.

Novax stroncato dalla malattia: il dolore del figlio

Un esempio è il caso di V.P., elettricista 65 anni, convinto assertore delle teorie novax e accanito nopass.

Apparentemente senza malattie pregresse, V.P. aveva rifiutato la vaccinazione e convinto la moglie a non farlo. Il figlio lo descrive come un accanito sostenitore dell’inesistenza del contagio da COVID19.

Ed è morto, dopo un mese in terapia intensiva.

«Riteneva l’epidemia una montatura e il vaccino un’imposizione — racconta il figlio Davide —. Era sano, non aveva patologie. Ho provato più volte a convincerlo, non mi ha mai voluto ascoltare. Ora spero che questa vicenda possa essere d’aiuto a chi è dubbioso. Mia madre si è pentita, appena potrà si vaccinerà, ha capito che è importante e lo sta dicendo a tutti. E questo è il nostro appello: vaccinatevi».

Riferisce il figlio alla stampa.

V.P. aveva partecipato a raduni sulle c.d. “terapie domiciliari” ed era un fervente sostenitore delle discussioni social.

La ricerca di responsabilità

Si muove la USL Trevigiana nello stesso ambiente medico, che dichiara di voler puntare l’obiettivo proprio sui medici renitenti al vaccino e sulle terapie basate sull’idrossiclorochina.

Il rischio è, in questo caso, la sospensione per i “renitenti al vaccino”, che si conferma essere strumento principale per uscire da questa situazione.

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