Del corteo no pass a Novara abbiamo parlato nella giornata di ieri per riportare le polemiche della Comunità Ebraica. I manifestanti, infatti, hanno indossato una pettorina che rimandava alle divise dei deportati dei campi di concentramento e marciavano tenendo insieme un cavo che ricordava il filo spinato. Una scelta che ha fatto orrore a molti, e che alcuni partecipanti hanno rivendicato ritenendosi simili ai prigionieri dei lager nazisti. Nelle ultime ore l’ideatrice dell’iniziativa ha rotto il silenzio rilasciando un’intervista a Repubblica.
L’ideatrice non si dichiara no-vax, essendo infermiera, ma dice di essere a favore della libertà di scelta. Com’è evidente è contraria al green pass, e sulle modalità con cui ha condotto la manifestazione a Novara ha dichiarato a Repubblica:
“È un fraintendimento. Non volevamo accostarci agli ebrei, ma in generale ai deportati. Perché noi siamo la minoranza: ci definiscono terrapiattisti, no vax, fascisti… sono tutte storture. Ora anche gli ebrei: è pazzesco.
Scusi, cosa c’entra il campo di concentramento?
“Concentramento nel senso di concentrazione: noi ci siamo concentrati in uno spazio, per manifestare il nostro dissenso. Non volevamo paragonarci ad Auschwitz, se avessi voluto scegliere un campo avrei scelto Dachau in cui c’erano i politici, tutte le minoranze”.
Il giornalista, a quel punto, le chiede se si sia resa conto di avere offeso la memoria. La donna risponde: “Quale offesa? Noi abbiamo mandato messaggi di amore, non di odio”. Aggiunge, infine: “Dobbiamo resistere e non dobbiamo soccombere”.
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