Si torna a discutere delle presunte profezie di Sylvia Browne a proposito del Covid, che a detta dei complottisti risalirebbero addirittura al 2008. Ovvero l’anno di pubblicazione del suo libro “End of days”. Ci sono delle cose vere ed altre “pompate” in modo eccessivo da coloro che parlano di un virus programmato, lasciando intendere che sia stato creato in laboratorio. Innegabile, ad esempio, che la scrittrice abbia parlato quasi tredici anni fa di una malattia respiratoria che si sarebbe diffusa in tutto il mondo.
Considerando anche quanto vi abbiamo riportato alcuni mesi fa, la questione va un attimino contestualizzata ed in parte ridimensionata. Il libro è stato scritto subito dopo lo scoppio della SARS, sull’onda emotiva di un pericolo sanitario che fortunatamente venne contenuto con misure adeguate da parte delle autorità. Inoltre, all’interno del libro ci sono altre profezie di Sylvia Browne che non sono mai state confermate dai fatti.
Dunque, quello della scrittrice potrebbe essere stato un colpo di fortuna. Come riporta Snoopes, infatti, se si prevedono un insieme di eventi, è più probabile che almeno uno possa verificarsi realmente. Le profezie di Sylvia Browne sul Covid riportano un concetto molto preciso: “Intorno al 2020 una grave malattia simile a una polmonite si diffonderà in tutto il mondo, attaccando i polmoni e i bronchi e resistendo a tutti i trattamenti conosciuti”. La scrittrice ha anche affermato che la malattia sarebbe svanita improvvisamente, cosa non vera.
Ancora, si parla di malattia che resiste ad ogni trattamento, fortunatamente altra affermazione falsa. A chiudere il cerchio sulle profezie di Sylvia Browne sul Covid trapelate tramite il libro che sta circolando anche su WhatsApp, abbiamo anche un’accusa nei suoi confronti riportata da The Guardian. La donna, infatti, avrebbe fornito informazioni false a proposito di bambini scomparsi. Episodio, quello, che ha rappresentato un duro colpo per la sua reputazione prima della morte.
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