Bufala

“Le mascherine uccidono i bambini” – La storia della fake news partita dalla Cina

TrUE, il nuovo servizio di Fact Checking offerto da La Repubblica, sembra partire col piede giusto. Quantomeno, relativamente alla fake news secondo cui le “mascherine uccidono i bambini” sembra farsi le domande giuste. Che proveremo a ripercorrere in modo indipendente.

“Le mascherine uccidono i bambini”

Siamo a Maggio del 2020, in pieno lockdown Italiano, in risoluzione del lockdown orientale.  Due giovani ragazzi muoiono durante le lezioni di educazione fisica.

La stessa stampa e i social locali all’inizio cominciano a porsi le domande giuste: un arresto cardiaco può essere causato da molteplici fattori. Ad esempio malattie cardiache non diagnosticate precedentemente, o turni di sport massacranti.

Coi pareri contrari di ben due medici, inclini a ritenere che l’uso delle mascherine non sia in alcun rapporto di causa/effetto con la morte dei giovani, in breve tempo la stampa locale ha deciso di cavalcare l’onda del crescente movimento “nomask”, arrivando anche da noi con titoli indignanti.

L’elenco dei morti è stato così arricchito con casi nei quali non era neppure chiaro se la vittima indossasse o meno mascherine.

Di lì in poi, riporta Repubblica, la cosa è andata sempre peggio. La notizia è diventata Infodemia, raggiungendo il pubblico di QAnon (ricordiamo, pubblico di complottisti che crede nell’esistenza di un “controcomplotto” pilotato dal Patriota Q, ignoto capo di tutte le spie del mondo e amico di Trump che grazie al suo esercito paramilitare segreto e usando la pandemia da COVID19 come scusa potrà girare per il mondo uccidendo i Poteri Forti…) e i no-mask locali.

Non ci spingiamo fino a dichiarare con Repubblica l’esistenza di un disegno di disinformazione di massa: ci limiteremo ad evidenziare i dati:

  1. Nei due casi in cui, effettivamente, i ragazzi coinvolti indossavano mascherine non è mai stata fatta un’autopsia
  2. I medici interpellati concordano sulla estrema improbabilità che i decessi siano dovuti all’ipossia da mascherine, che avrebbe quantomeno provocato una condizione di fame d’aria avvertibile dai ragazzini che si sarebbero quindi fermati in anticipo
  3. In ulteriori casi aggiunti nel calderone non è neppure dato di sapere se le mascherine vi fossero o meno

Siamo quindi alla solita salva di illazioni diffuse e divulgate ad arte come “verità profonde”, e bene ha fatto questa volta TrUE ad intervenire.

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