Ci segnalano i nostri contatti la diffusione massiccia di un “agghiacciante report ISTAT sui malori improvvisi”. Una serie di messaggi diffusi a mezzo social, su Twitter e Facebook, che continuano ad essere ricondivisi.
Ad esempio qui, qui e qui su Twitter e qui e qui su Facebook. Con l’ultima una notifica di rimozione per fake news. Perchè si tratta di questo: una vera e propria fake news, del tutto smentita dalla stessa ISTAT.
Nella sua forma estesa la fake news sciorina una serie di dati “agghiaccianti”, termine volutamente usato dai condivisori, che si asserisce provenire dall’ente di statistica.
L’agghiacciante report ISTAT sui malori improvvisi (smentito da ISTAT)
Sorpresa sorpresa: scopriamo che i dati non esistono, non possono esistere e non provengono da ISTAT. La quale ha risposto ad uno dei condivisori della bufala su Twitter, spingendolo a cancellare il contenuto.
Va da sì che a questo punto il fact checking si è scritto da solo e chi sta continuando a condividere lo fa a suo rischio e pericolo sapendo di star scrivendo il falso.
Procediamo comunque ad un fact checking necessario.
A invalidare l’assunto, ancora prima dell’intervento di ISTAT, interviene il fatto che ISTAT non può collazionare dati che non esistono, evanescenti o incollazionabili per natura.
Semplicemente non esiste un codice specifico per i “malori improvvisi” nelle classificazioni mediche. Cosa che ai colleghi di Facta era stata ribadita già nel 2021 quando noi affrontavamo la prima versione di questa fake news, quella relativa al presunto “dato ISTAT sulle morti per sonno e da malore improvviso”, di cui questa è evidentissima prosecuzione.
Le cifre non coincidevano allora, non coincidono adesso e non hanno fonte logica né ora né allora.
ISTAT non pubblica statistiche sulle malattie citate, le statistiche relative agli aborti sono aggiornate al 2020 e con numeri ben diversi e la fake news fa riferimento alle infinite bufale sull’argomento.
Va da sé che oltre alla smentita social, ISTAT ha anche provveduto a rilasciare nota ai colleghi: si tratta di fake news, e non dovreste condividerle.
Ribadiamo quindi l’invito dell’ente di statistica: solo informazioni da account verificati.
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