Bufala

La storia di Tom e Jack abbandonati dalla madre è stata creata con AI

Si chiama “slop“: la storia di Tom e Jack abbandonati dalla madre è l’ultima frontiera del contenuto-cheap a basso costo creato per attirare condivisori e viralità.

Un tempo sarebbe bastato semplicemente prendere la foto di un bambino ferito o altra persona in difficoltà scrivendo un testo triste e virale, come il “bambino che ha salvato la sorellina dal padre pedofilo, clicca e condividi” o “questa persona invalida alla quale nessuno dice che è bella”.

La storia di Tom e Jack abbandonati dalla madre è stata creata con AI

Oggi, anche per evitare che il proprietario della foto “rubata” si faccia vivo rovinando la festa a tutti, si procede con lo “slop”: contenuti a basso costo creati con AI gettati su pagine social con l’eventuale rinforzo di profili fake pronti a lodare la storia ad abbattere le ultime remore morali del boccalone di turno.

La storia di Tom e Jack abbandonati dalla madre è stata creata con AI

La storia di Tom e Jack, nomi volutamente generici, è esattamente uno slop di questo tipo. Le foto dei piccoli John e Jack e dei due gemelli da adulti sono evidentemente create con AI.

Basta osservarle per bene: la madre è priva del pollice ad esempio (le AI hanno problemi con le dita) ed è una figura bidimensionale incollata su uno sfondo generico e sfocato, mentre il giocattolo del piccolo Tom è così mal disegnato da sembrare cera liquida che si scioglie tra le sue mani.

Il responso sulla foto di Mary, prodotta da AI

Nella seconda foto il portico della casa aumenta il numero di colonne in modo del tutto arbitrario e, forse per compensare la mancanza del pollice nella madre, Jack ha un pollice con delle articolazioni sovrannumerarie

La foto è troppo sfocata per SightEngine, ma non per Maybe’s AI Art Detector, che segnala entrambe le immagini come prodotto dell’AI

Il responso sulla foto di Tom e Jack, prodotta da AI

Anche la didascalia fa parte del genere acchiappalike: una storiella sul patetico andante, a metà tra il Libro Cuore e il “Principe e il Povero” in cui la povera madre Mary decide di abbandonare il figlio Jack mandandolo in una “ricca famiglia di città” dove sarebbe cresciuto nel lusso e nell’agiatezza ma sentendo la mancanza del fratello Tom cresciuto invece nell’onesta e semplice vita di campagna fino a incontrarsi ormai stanchi e anziani.

E non importa il fatto che la AI abbia deciso di dipingere due settantenni come se fossero dei bicenentenari dalle mani tentacolari, che la “casa dove usavano sedersi” (nonostante la storia precisi più volte che Jack non dovrebbe avere ricordi della casa) tenda a trasformarsi in ogni foto per incapacità della AI usata di conservare lo sfondo coerente: i commenti sono ricolmi di gente che vuole crederci in quanto “la storia è verosimile”.

Anche la storia però esaminata dal tool “Smodin” rileva di essere stata scritta, o riscritta, con un pesante aiuto dell’AI.

Rilevatore di contenuto AI

Elevando “Eh, ma è il concetto che torna” a post verità.

Se un fenomeno astrattamente può esistere, ed una AI può disegnarlo, allora creiamo un inganno collettivo che lo rende vero perché è più facile ammettere di esssere stati ingannati noi stessi.

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