Bufala

La foto di Greta Thunberg con Soros

La foto di Greta Thunberg con Soros è la prova che il complottismo mondiale ed una parte cospicua dell’alt-right che si nutre di meme ha, oggettivamente, paura di una ragazzina.

Una paura così forte e trascendentale da rivolgere gli stessi luridi mezzi che usa contro il nemico di turno contro di lei. Il meme, il riso carnascialesco, la derisione, il Photoshop davvero brutto.

La presunta foto di Greta Thunberg con Soros

Un Photoshop evidentemente brutto, che trasforma il buon Soros in un pupazzone con la Testa a Molla.

E che riunisce i due terrori notturni che tengono sveglio il nerd-dom di alt-right: Greta Thunberg, vilificata in centinaia di bufale che censiamo e Soros, il loro nemico di turno.

Quello, che per intenderci, una volta hanno dichiarato essere stato deportato a Guantanamo dal Patriota Q, un bizzarro figuro a metà tra James Bond ed i G.I.Joe, capo di tutte le spie del mondo e supereroe di una specie di società segreta dei Superamici che riunisce Trump, l’ex Ministro degli Interni Matteo Salvini, il Blocco di Visegrad, il Sovranismo mondiale, He-Man e Jon Snow per combattere Greta Thunberg, Matteo Renzi, Giuseppe Conte, Soros, Lex Luthor, BRANIAC, Cobra Commander, Skeletor e il Re della Notte.

La bufala della foto di Greta Thunberg con Soros ha fatto il giro dei profili americani per tutta la giornata di ieri, fino a sbarcare in Italia coi soliti commenti che questa volta vi risparmiamo.

Ed in realtà è una foto tratta da un Tweet del 2018

che raffigura Greta Thunberg con Al Gore, 45mo vicepresidente degli Stati Uniti d’America e noto per le sue crociate ambientaliste ancor prima che Greta Thunberg popolarizzasse il tema.

Nessuna meraviglia che Greta Thunberg guardi ad Al Gore, ai suoi occhi uno dei pochi politici della generazione degli adulti ad aver non solo compreso, ma agito in base alle esigenze di tutela dell’ambiente, con abbastanza rispetto ed affetto da desiderare una foto con lui.

E nessuna meraviglia che, come sovente ci capita dire, la disinformazione del futuro non passa più da un’agit-prop di giornalacci con caricature e manifestini sguaiati, ma da orde di basement dwellers nelle loro buie stanzette che photoshoppano memetti.

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