Ci segnalano i nostri contatti un lungo testo che dovrebbe riguardare l’ultima confessione di San Carlo Acutis, adolescente italiano proclamato santo il 7 settembre 2025 da papa Leone XIV.
Un lungo testo vergato da un “sacerdote anonimo” che dichiara di aver ascoltato le sue ultime parole e di aver personalmente udito in confessione che al giovane santo sarebbe apparsa la Madonna, e che lo stesso avrebbe trovato il tempo di lanciarsi in una lunga (e invero abbastanza fuori personaggio) filippica contro i giovani di oggi coi loro smartphone e altre frasi molto di impatto ma sicuramente mai proferite dal santo.
Il fotoromanzo social della confessione di San Carlo Acutis
Si tratta infatti del tipico caso di “fotoromanzo social“, storiella inventata imbastita con un aiuto della AI e con lo scopo di attribuire frasi altrimenti dimenticabili a personaggi di grande caratura morale o “clout”, ovvero peso social.
La storia si snoda in una lunga salva di errori.
Ad esempio Carlo Acutis era chiaramente figlio unico, eppure la storia ad un certo punto millanta litigi del santo con la sorella minore.
Sorella che, tecnicamente, non esiste rendendo il litigio un falso aggiunto posticciamente per cercare di rendere la confessione un quadretto familiare redatto da chi della vita del santo non sapeva nulla.
Peraltro San Carlo Acutis morì il giorno 12 Ottobre, non la mattina del giorno 13 Ottobre. E morì dopo essere entrato in coma il giorno 11 Ottobre 2006. Entrambe cose che renderebbero impossibile ad ipotetico confessore assistere all’ultimo respiro del santo mentre parlava con lui.
Il 13 ottobre era già infatti spirato da almeno un giorno e anche volendo prendere per buono l’errore di data era già in un coma profondo dal quale difficilmente avrebbe potuto sciorinare il fotoromanzo social che gli viene attribuito.
Ultima ciliegia su questa torta di falsità indegne della memoria di un santo, è fatto noto che il sigillo sacramentale, ovvero il segreto confessionale impegna il confessore sotto pena di scomunica a non divulgare quanto udito.
Un eventuale “confessore anonimo” che avesse quindi deciso di andare a raccontare quanto udito sui social per un pugno di likes sarebbe stato quindi colpito immediatamente, ed irreversibilmente, da decreto di scomunica immediata, che colpisce
chiunque registra con qualsiasi strumento tecnico ciò che nella Confessione Sacramentale, vera o simulata, fatta da sé o da un altro, viene detto dal confessore o dal penitente, oppure lo divulga con strumenti della comunicazione sociale
Rischio che probabilmente “Il confessore che riporta le ultime parole di San Carlo Acutis” non corre perché la sua immagine, mescolata a foto di repertorio è un falso creato con l’Intelligenza Artificiale. Cosa visibile con SightEngine, ma anche guardando il mascherone deforme che dovrebbe essere il viso del prete.
L’immagine del “presunto Confessore”
Tutto questo rende l’apologo non solo un falso, ma un falso odioso, che non rende omaggio alla memoria di un santo ma lo svilisce in modo simoniaco per ottenere dei likes su Internet, considerando come simoniaco “La compravendita di ciò che è santo” e il like come la nuova valuta virtuale di una Internet che ormai tratta la stessa devozione come merce di scambio.
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