Precisazioni

Il chirurgo di Fedez parla di tumore e sopravvivenza a 5 anni oltre il 60%: chiarimenti e sintomi

Si fa molta confusione in queste ore sulla malattia di Fedez, sui sintomi e sulla sopravvivenza per il tumore che gli è stato diagnosticato, alla luce di alcune dichiarazioni rese pubbliche dal chirurgo che ha seguito il suo caso. Dunque, dopo l’aggiornamento che vi abbiamo fornito nella giornata di ieri post intervento, occorre precisare concetti venuti a galla questo venerdì. Già, perché lo sciacallaggio giornalistico è sempre dietro l’angolo e qualcuno ha riportato virgolettati in modo improprio, secondo quanto raccolto in data odierna.

Cosa ha detto il chirurgo di Fedez su tumore e sopravvivenza a 5 anni oltre il 60% con la malattia

Tutto nasce dall’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal professore Massimo Falconi, direttore del Centro del Pancreas dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, il quale ha avuto modo di seguire da vicino il caso di Fedez dopo il suoi ricovero nella struttura. Partiamo dalla questione sintomi, essendo il suo tumore difficile da intercettare proprio per la manifestazione assai limitata dei segnali d’allarme.

Un approfondimento di Il Riformista, a tal proposito, cita diarrea, vampate di calore al volto e al collo, broncospasmo e scompenso cardiaco. A questi sintomi, nel caso tumore neuroendocrino al pancreas, si accompagnano anche iperidrosi, perdita di peso e comparsa di lesioni cutanee. L’aspetto più importante dell’intervista rilasciata dal chirurgo, però, riguarda la sopravvivenza a questo male e la probabilità di guarire.

C’è un passaggio in cui Falconi afferma quanto segue: “La sopravvivenza a 5 anni nel nostro Paese è alta, superiore al 60%”. Qualcuno, complici alcuni titoli di giornali forzati, ha pensato che a questo punto le aspettative di vita di Fedez siano pari a 5 anni. In realtà, le parole del chirurgo sul tumore, sui suoi sintomi e sulle probabilità di guarire sono generiche. La fortuna, nel caso del rapper, è che si sia intervenuti in fretta. Ecco perché nel suo caso il quadro clinico in prospettiva risulti molto più incoraggiante.

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