Ci sono tante cose che possiamo dire davanti ad un lutto.
A volte però basterebbe semplicemente esprimere il cordoglio dovuto, e, come per i genitori di Said, tacere.
Un lutto, specie nel mondo dei social, diventa un’occasione. Non una celebrazione che aiuta non già chi è morto, ma chi, vivo, conosceva e condivideva la vita con quella persona a trovare il coraggio di andare avanti.
Ma un’occasione, nel modo anche più ostentatamente mercificato. Un assalto alla diligenza, uno scavare nella vita e nelle opere del defunto per trovare qualsiasi cosa, qualsiasi elemento per trasformare il lutto in vessillo e, ottenuto un simbolo, scagliarlo con ferocia addosso alla fazione opposta.
Seid Visin è morto.
Ha lasciato, nel suo passato, nel suo vissuto, parole di cui abbiamo già parlato.
Una dolorosa lettera del 2018 che bene faremmo a ricordare.
Ma un gran male stiamo facendo a sbattere su tutti i giornali, riaccendendo quel dolore nel tentativo quasi offensivo non già di unirci ad un lutto, ma di ostentare un qualcosa, uno scontro “tra il Bene ed il Male” dove abbiamo deciso di essere il Bene.
Ma un Bene che col Male confina, molto strettamente. Perché possiamo dirlo?
Come ci ricordano i colleghi di Open non ha senso parlare di bene quando quello che stiamo facendo calpesta i desideri e i sentimenti dei genitori di Seid.
«Il gesto estremo di Seid non deriva da episodi di razzismo», a dirlo sono i genitori del ragazzo di 20 anni di origine etiope, morto suicida a Nocera inferiore (provincia di Salerno) nella giornata di ieri 4 giugno. Alla testata locale Telenuova il padre e la madre di Seid Visin, adottato dalla famiglia salernitana quando era un bambino, chiariscono l’equivoco diffusosi nelle ultime ore sulle motivazioni del gesto compiuto dal giovane. La lettera condivisa sui social dall’associazione Mamme per la Pelle è stata scritta nel 2019 e non ha alcuna correlazione con il tragico gesto. Quello di Seid era stato uno duro sfogo contro l’odio razzista, diventato insopportabile ovunque egli andasse. Parole di forte denuncia nei confronti di un Paese che aveva deciso di rifiutarlo ma che secondo quanto precisato dai genitori non starebbe alla base della morte del ragazzo. La famiglia è arrivata a parlare di «strumentalizzazione delle parole di Seid».
Riportano gli stessi a Telenuova e ad Open.
Non abbiamo molto da aggiungere: ascoltateli.
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