Guerra al Far West digitale: i Big Tech hanno nuove regole.
Il riassunto delle stesse è semplice: ciò che è illegale nella vita reale, lo è nei social.
Ovviamente, lo sapevamo. Non c’era bisogno di un ripasso: quello che cambia è che ora c’è un memorandum, un insieme stringenti di regole per cui ciò viene ricordato anche ai Big Tech, con l’invito espresso per Facebook, Google e compagnia a intervenire.
La domanda è sempre quella: se ciò che è illegale nella vita lo è nei social, perché ogni giorno persone come noi di bufale devono combattere con truffe online, bufale online, diffamazioni online e ogni sordido prodotto di una Rete che sembra lasciata a se stessa?
Perché, semplicemente, a nessuno importa. Sarà capitato anche a voi di vedere pagine truffaldine e senza spunte blu che promettono beni di lusso per pochi euro turlupinando gli avventori.
Vi sarà capitato di segnalare più volte un utente rissoso e violento, pronto a minacciarvi e diffamarvi per ottenere un laconico “il contenuto non viola gli standard della piattaforma”. Vi sarà capitato di diventare oggetto di pubblicità aggressive, di assistere impunementi a condivisori compulsivi di tutte le bufale che abbiamo in archivio, pronti a fare della diffusione di fake news una loro missione.
Ora non più: l’aggiornamento del Digital Services Act (Dsa), impone alle Big Tech una vigilanza attiva. Sostanzialmente dovranno aderire a criteri di trasparenza, e impegnarsi attivamente alla rimozione dei contenuti lesivi e degli account problematici.
Sperando che ciò comporti, finalmente, non ottenere più un laconico “non viola gli standard della piattaforma” per un contenuto evidentemente lesivo.
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