Ci segnalano i nostri contatti una serie di condivisioni e messaggi per cui gli Ucraini starebbero bruciando libri russi. Tutti derivanti da un Tweet che non esiste. O meglio, che è esistito ma diceva tutt’altro.
E ci sono di entrambi i tipi: chi attribuisce il presunto tweet alla distruzione di libri russi da parte degli Ucraini e chi fa viceversa (come censiti dai colleghi di Giornalettismo).
C’è un problema: la foto usata in entrambe le narrazioni non appartiene affatto ad un rogo di libri Russi in Ucraina o viceversa ai tempi di guerra.
Appartiene ad un rogo di libri relativi all’Ucraina in Russia, nel Donbass del 2014, operato da un gruppo di Filorussi.
Non sappiamo come da un tweet peraltro rimosso che peraltro parlava di roghi di libri ucraini in russia, erroneamente pubblicato e corretto dall’ex Primo Ministro svedese Carl Bildt si sia arrivati ad una narrazione del tutto opposta.
Del resto il tweet rimosso parlava di “Occupanti (bandiera russa) che bruciano libri (bandiera ucraina)”. Ma possiamo archiviare la “variante Russa” ad un problema di tradzione.
Il problema è che parliamo di una foto del 2014. Usata come “immagine stock” da molti per diffondere e “arricchire” una notizia diffusa durante il conflitto.
Quella per cui nella Melitopol occupata la Preside dell’Istituto Superiore 4 denunciava che i nuovi programmi scolastici russi non prevedono più materie come “Storia dell’Ucraina e letteratura”, le lezioni si tengono in russo e i professori sono stati costretti ad un improvvido turnover.
Raffigurato come “immagine stock” da una foto che con la denuncia non c’entrava poi molto, essendo relativa ad eventi di molto precedenti.
Ma possiamo del tutto escludere che si tratti di roghi di libri russi in Ucraina.
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