Negli ultimi giorni, in molti ci hanno chiesto — con comprensibile cautela — se la notizia della morte della piccola France Anaelle fosse reale. Un dubbio legittimo, nato dal desiderio di capire meglio una storia che ha colpito tutti per la sua drammaticità, al quale rispondiamo subito: sì, la notizia è purtroppo vera e confermata da fonti ufficiali. Ma come spesso accade, accanto a chi si informa con buon senso, è intervenuto anche il solito meccanismo tossico del web: post, video e commenti che hanno messo tutto in discussione, rilanciando teorie infondate e ricostruzioni distorte. È per questo che troviamo importante fare chiarezza, con rispetto e con i fatti.
Ed è dai fatti che partiamo, precisamente da quelli di sabato 12 luglio, giorno in cui tutto è successo.
France Anaelle si era appena svegliata. Dopo essere scesa dal letto, la madre le ha chiesto di prendere l’acqua per la sorellina di due anni. Lei — com’era solita fare — ha obbedito con quella dolcezza premurosa che la famiglia le riconosceva da sempre. Poi si è avvicinata al frigorifero perché voleva anche uno yogurt. È in quel momento che ha detto: «Mamma, la testa».
Subito dopo ha perso conoscenza, tra le braccia della madre.
I genitori hanno immediatamente compreso la gravità della situazione e chiamato i soccorsi. L’intervento del 118 è stato rapido: France è stata trasportata d’urgenza all’ospedale di Pordenone, dove i medici hanno iniziato manovre di rianimazione prolungate, durate oltre due ore. Nonostante gli sforzi, le condizioni restavano critiche. Secondo quanto raccontato dal padre Oben Marcel Ghogue Tsague ai reporter di Media Nordest, i medici stimavano le probabilità di salvarla intorno al 10%.
La ridotta percentuale non ha scoraggiato l’equipe che ha comunque richiesto un trasferimento urgente all’ospedale di Udine per tentare una delicata operazione.
Tuttavia, l’elisoccorso non era disponibile e la bambina è stata trasportata in ambulanza. Il padre, ha raggiunto l’ospedale subito dopo. I medici lo hanno accolto e accompagnato in una stanza, informandolo che le condizioni della figlia non permettevano più alcun intervento. France Anaelle è morta nel pomeriggio.
Attenta, affettuosa, amata da tutti, viveva con la famiglia a Borgomeduna, studiava con impegno, non tanto per dovere, ma perché non voleva mai deludere nessuno.
I genitori, nel raccontare chi era France, hanno parlato anche della sua salute con grande rispetto e discrezione: spiegando che era seguita con regolarità per alcune piccole fragilità fin dalla nascita, mai ritenute pericolose. Era in programma un controllo a Pordenone per il 25 luglio e un ulteriore esame al Burlo Garofolo di Trieste ad agosto. Nulla, però, faceva pensare a un rischio imminente.
In casi tragici come questo, è comprensibile che qualcuno si ponga delle domande. Quando una bambina di sette anni muore improvvisamente tra le mura di casa, è naturale che emergano dubbi, che si cerchi di capire, che ci si chieda com’è possibile. Anche noi abbiamo ricevuto segnalazioni in buona fede da chi voleva semplicemente sapere se la notizia fosse reale perché trattata – inizialmente – solo da testate giornalistiche locali. Inutile dire che la notizia è stata poi riportata anche da giornali di rilievo nazionale come il Gazzettino, il Messaggero e portali come Virgilio, che ne hanno confermato la piena attendibilità.
France Anaelle è morta davvero. E il web ha superato ogni limite
Ma come troppo spesso accade, accanto ai dubbi leciti si è mossa una macchina ben più pericolosa: quella del sospetto sistematico, delle verità parallele, delle teorie pronte all’uso. E la parola chiave, anche stavolta, è stata una sola: vaccini.
Anche in questo caso, nessuna fonte medica, nessun documento ufficiale e nessuna dichiarazione della famiglia ha mai fatto riferimento a vaccinazioni recenti o a possibili collegamenti con il decesso. È stata disposta e già eseguita un’autopsia, ma — come avviene in questi casi — i risultati completi richiederanno tempo, probabilmente diversi mesi. Fino ad allora, non è possibile conoscere le cause del malore, e ogni ipotesi avanzata nel frattempo è puramente arbitraria. E ogni speculazione, semplicemente inaccettabile.
Poi si è andati oltre. E si è scivolati — come purtroppo accade sempre più spesso — nell’odio puro.
Perché France Anaelle non era solo una bambina. Era anche una bambina nera. Figlia di una coppia perfettamente integrata, conosciuta e stimata in città, ma ciò non è servito a non farla diventare un bersaglio. Così, tra un post e un commento, sono apparse frasi indegne: “Tanto ne fanno altri”, “In Africa non mancano i figli”, “Sarà davvero figlia loro?”.
France Anaelle era una bambina vera. Aveva una storia, una famiglia che l’amava, una comunità che oggi si stringe nel dolore. Il suo nome non è un pretesto per polemiche, ma un nome da pronunciare con rispetto.
In un tempo in cui tutto viene messo in dubbio, c’è almeno un dovere che resta intatto: raccontare i fatti con onestà e umanità.
Perché quando muore una bambina, non c’è spazio per il sospetto a buon mercato, né per l’odio travestito da opinione.
Non ci sono teorie da dimostrare, né scorciatoie da condividere.
Ci sono solo due cose che contano: la verità — e il silenzio che le è dovuto.
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