È morto Jacques Perrin, e la sua morte arriva con la maledizione di chi è davvero amato. Tutti sembrano ricordarlo per il ruolo più iconico. Testamento dell’amore del suo pubblico, ma che rischia di ombreggiare una ricca vita professionale.
Jacques Perrin, classe 1941 è stato mille cose nella sua vita e mille cose ha donato al mondo delle Arti. Regista di pregio, attore di qualità, lanciato sul grande schermo ancora ventenne con «La ragazza con la valigia» (1961) e «Cronaca familiare» (1962).
Attore di teatro apprezzatissimo e amatissimo, produttore e attore nella riduzione cinematografica de «Il deserto dei Tartari», due volte vincitore al Festival di Venezia per l’italiano «Un uomo a metà» e per il film spagnolo «La busca».
Ma non solo: recentemente autore di plurititolati film di genere naturalistico sugli animali, produttore, regista e attore di pregio, cineasta adorato dai francesi, per gli Italiani sembra essere immortalato come il Salvatore anziano narratore delle ultime scene di “Nuovo Cinema Paradiso”, iconico capolavoro di Tornatore, ritratto di un’Italia ormai passata e, ironicamente, romanzo di formazione di un cineasta dalla giovinezza al rimpianto.
Rimpianti che dubitiamo ci vi siano nella vita di Jacques Perrin, morto dopo una vita piena e spesa nelle arti
“La famiglia ha l’immensa tristezza di informarvi della scomparsa del cineasta Jacques Perrin, oggi 21 aprile a Parigi. Si è spento nella pace all’età di 80 anni”, si legge nella comunicazione trasmessa dal figlio, Mathieu Simonet.
È morto Jacques Perrin, ma il suo lascito alle arti non morià mai. Non solo per il ricordo dei suoi fan, ma per i suoi due figli, di arti e carattere, Mathieu Simonet e Maxence Perrin che ne perpetuano ad oggi l’opera e il ricordo.
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