A dire di Direttanews, sostanzialmente, ci sarebbe un aumento dell’IVA in Gazzetta Ufficiale.
Notiamo assieme come lo stesso “articolo” di Direttanews, un melange di citazioni non segnate dalle fonti in calce e asserzioni personali, si presenta per questo discretamente confuso
Si passa infatti dall’aumento come eventualità
Le previsioni odierme parlano di un deficit al 2018 di circa 19,5 miliardi di clausole di salvaguardia che potrebbero far scattare, da gennaio, aumenti automatici delle aliquote IVA attualmente fissate al 10% e al 22%.
Nel Documento di Economia e Finanza il Governo Gentiloni ha ribadito l’impegno a disinnescare le clausole di salvaguardia, ma se non si troveranno le coperture per quasi 20 miliardi di Euro la missione sarà impossibile.
All’aumento come certezza
Nonostante “il verso” di Renzi l’aumento dell’IVA è in Gazzetta Ufficiale! L’incredibile sforzo dialettico de La Stampa per negare l’evidenza
Oggi Phastidio.net e Rischiocalcolato.it hanno rilanciato una piece of news incredibile, appunto quella della salita dell’IVA che invece il Renzi, conosciuto anche con il vezzeggiativo “il Bomba”, continua a negare, quasi si mette a piangere ogni qual volta si ipotizza una salita delle imposte. In fondo la sua strategia è chiara: ben sapendo che le tasse devono aumentare per forza – lo vuole l’EUropa, è scritto nero su bianco nel DEF che il suo Governo ha approvato, il furbone – potrà sempre dire “se c’ero io non le aumentavo, le tasse…“ Onestamente siamo tutti stufi di essere presi per il culo, che dite?
Noterete come nelle parti meno “personali” il linguaggio è più coerente e conferente, mentre nel finale si arriva ad un coprolalico turbinio di ipotesi, voli pindarici, insulti e smargiassate in un linguaggio volutamente ruffiano ed acchiappaclick, in un turbinio di frasi a caso che sembrano anche dimenticare le dimissioni del Presidente del Consiglio precedente a Gentiloni, continuando ad invocare Renzi come un feticcio degli “indignados della Rete”.
Quello che manca è una analisi delle fonti legislative.
Partiamo dall’articolo di cui trattasi, l’articolo 9 del decreto legge 24 aprile 2017
1. All'articolo 1, comma 718, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni: a) alla lettera a), le parole "e' incrementata di tre punti percentuali dal 1° gennaio 2018" sono sostituite dalle seguenti: "e' incrementata di 1,5 punti percentuali dal 1° gennaio 2018 e di ulteriori 0,5 punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2019 e di un ulteriore punto percentuale a decorrere dal 1° gennaio 2020"; b) alla lettera b), le parole "e di ulteriori 0,9 punti percentuali dal 1° gennaio 2019" sono sostituite dalle seguenti: "e di ulteriori 0,4 punti percentuali dal 1° gennaio 2019; la medesima aliquota e' ridotta di 0,5 punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2020 rispetto all'anno precedente ed e' fissata al 25 per cento a decorrere dal 1° gennaio 2021"; c) alla lettera c), le parole "2018", ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: "2019".
Non molto chiaro, dato che che comunque le norme abrogative e modificative non ripetono la norma originale per intero, ma indicano la norma di riferimento e ti dicono come assemblarla.
Operazione che i nostri amici viralizzatori non hanno evidentemente compiuto.
Se l’avessero fatto, si sarebbero imbattuti in questo articolo, il citato art. 1, comma 718, della legge 23 dicembre 2014:
718. Fermo restando quanto previsto dal comma 207, e fatta salva
l'adozione dei provvedimenti normativi di cui al comma 719:
a) l'aliquota IVA del 10 per cento e' incrementata di due punti
percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2016 e di un ulteriore punto
percentuale dal 1º gennaio 2017;
b) l'aliquota IVA del 22 per cento e' incrementata di due punti
percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2016, di un ulteriore punto
percentuale dal 1º gennaio 2017 e di ulteriori 0,5 punti percentuali
dal 1º gennaio 2018;
c) a decorrere dal 1º gennaio 2018, con provvedimento del
direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, l'aliquota
dell'accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo, nonche'
l'aliquota dell'accisa sul gasolio usato come carburante, di cui
all'allegato I del testo unico delle disposizioni legislative
concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative
sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26
ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, sono aumentate in
misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 700
milioni di euro per l'anno 2018 e ciascuno degli anni successivi; il
provvedimento e' efficace dalla data di pubblicazione nel sito
internet dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. E soprattutto si sarebbero imbattuti nel comma successivo:
719. Le misure di cui al comma 718 possono essere sostituite integralmente o in parte da provvedimenti normativi che assicurino, integralmente o in parte, gli stessi effetti positivi sui saldi di finanza pubblica attraverso il conseguimento di maggiori entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica.
I nostri lettori di lunga data ricorderanno come nel 2015 avevamo già parlato della normativa ora indicata, arrivando a conclusioni valide ancora oggi.
Sostanzialmente dal 2014 pende sui nostri conti una Spada di Damocle che può sfociare in tre casi:
Spada di Damocle che viene rinviata costantemente anno dopo anno, ma continua ad esistere, e di cui la controinformazione si accorge solo una volta l’anno.
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