DISINFORMAZIONE Batosta Iva in arrivo sugli italiani. La manovrina fissa la soglia al 25% – bufale.net

di Shadow Ranger |

DISINFORMAZIONE Batosta Iva in arrivo sugli italiani. La manovrina fissa la soglia al 25% – bufale.net Bufale.net

Il portale Direttanews24 ci delizia con un articolo alquanto confuso, un convulso botta-e-risposta di cui non ci è dato di aver cognizione delle domande a cui si cerca, invano, di rispondere, e basato su interpretazioni a dir poco arbitrarie della norma di legge invocata.

A dire di Direttanews, sostanzialmente, ci sarebbe un aumento dell’IVA in Gazzetta Ufficiale.

Notiamo assieme come lo stesso “articolo” di Direttanews, un melange di citazioni non segnate dalle fonti in calce e asserzioni personali, si presenta per questo discretamente confuso

Si passa infatti dall’aumento come eventualità

Le previsioni odierme parlano di un deficit al 2018 di circa 19,5 miliardi di clausole di salvaguardia che potrebbero far scattare, da gennaio, aumenti automatici delle aliquote IVA attualmente fissate al 10% e al 22%.

Nel Documento di Economia e Finanza il Governo Gentiloni ha ribadito l’impegno a disinnescare le clausole di salvaguardia, ma se non si troveranno le coperture per quasi 20 miliardi di Euro la missione sarà impossibile.

All’aumento come certezza

Nonostante “il verso” di Renzi l’aumento dell’IVA è in Gazzetta Ufficiale! L’incredibile sforzo dialettico de La Stampa per negare l’evidenza

Oggi Phastidio.net e Rischiocalcolato.it hanno rilanciato una piece of news incredibile, appunto quella della salita dell’IVA che invece il Renzi, conosciuto anche con il vezzeggiativo “il Bomba”, continua a negare, quasi si mette a piangere ogni qual volta si ipotizza una salita delle imposte. In fondo la sua strategia è chiara: ben sapendo che le tasse devono aumentare per forza – lo vuole l’EUropa, è scritto nero su bianco nel DEF che il suo Governo ha approvato, il furbone – potrà sempre dire “se c’ero io non le aumentavo, le tasse… Onestamente siamo tutti stufi di essere presi per il culo, che dite?

Noterete come nelle parti meno “personali” il linguaggio è più coerente e conferente, mentre nel finale si arriva ad un coprolalico turbinio di ipotesi, voli pindarici, insulti e smargiassate in un linguaggio volutamente ruffiano ed acchiappaclick, in un turbinio di frasi a caso che sembrano anche dimenticare le dimissioni del Presidente del Consiglio precedente a Gentiloni, continuando ad invocare Renzi come un feticcio degli “indignados della Rete”.

Quello che manca è una analisi delle fonti legislative.

Partiamo dall’articolo di cui trattasi, l’articolo 9 del decreto legge 24 aprile 2017

1. All'articolo 1, comma 718, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni:    a) alla lettera  a),  le  parole  "e'  incrementata  di  tre  punti percentuali dal 1° gennaio 2018" sono sostituite dalle seguenti:  "e' incrementata di 1,5 punti  percentuali  dal  1°  gennaio  2018  e  di ulteriori 0,5 punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2019 e  di un ulteriore punto percentuale a decorrere dal 1° gennaio 2020";    b) alla lettera b), le parole "e di ulteriori 0,9 punti percentuali dal 1° gennaio 2019" sono sostituite dalle seguenti: "e di  ulteriori 0,4 punti percentuali dal 1° gennaio 2019; la  medesima  aliquota  e' ridotta di 0,5 punti percentuali a  decorrere  dal  1°  gennaio  2020 rispetto all'anno  precedente  ed  e'  fissata  al  25  per  cento  a decorrere dal 1° gennaio 2021";    c) alla lettera c),  le  parole  "2018",  ovunque  ricorrano,  sono sostituite dalle seguenti: "2019".

Non molto chiaro, dato che che comunque le norme abrogative e modificative non ripetono la norma originale per intero, ma indicano la norma di riferimento e ti dicono come assemblarla.

Operazione che i nostri amici viralizzatori non hanno evidentemente compiuto.

Se l’avessero fatto, si sarebbero imbattuti in questo articolo, il citato art. 1, comma 718, della legge 23 dicembre 2014:

718. Fermo restando quanto previsto dal comma 207,  e  fatta  salva l'adozione dei provvedimenti normativi di cui al comma 719:      a) l'aliquota IVA del 10 per cento e' incrementata di  due  punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2016 e di un  ulteriore  punto percentuale dal 1º gennaio 2017;      b) l'aliquota IVA del 22 per cento e' incrementata di  due  punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2016, di  un  ulteriore  punto percentuale dal 1º gennaio 2017 e di ulteriori 0,5 punti  percentuali dal 1º gennaio 2018;      c) a  decorrere  dal  1º  gennaio  2018,  con  provvedimento  del direttore  dell'Agenzia  delle  dogane  e  dei  monopoli,  l'aliquota dell'accisa  sulla  benzina  e  sulla  benzina  con  piombo,  nonche' l'aliquota dell'accisa sul gasolio  usato  come  carburante,  di  cui all'allegato  I  del  testo  unico  delle  disposizioni   legislative concernenti le imposte sulla produzione  e  sui  consumi  e  relative sanzioni penali e amministrative, di cui al  decreto  legislativo  26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, sono  aumentate  in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 700 milioni di euro per l'anno 2018 e ciascuno degli anni successivi;  il provvedimento e'  efficace  dalla  data  di  pubblicazione  nel  sito internet dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli.

E soprattutto si sarebbero imbattuti nel comma successivo:

719. Le misure di  cui  al  comma  718  possono  essere  sostituite integralmente o in parte da provvedimenti normativi  che  assicurino, integralmente o in parte, gli stessi effetti positivi  sui  saldi  di finanza pubblica attraverso  il  conseguimento  di  maggiori  entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di  razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica.

I nostri lettori di lunga data ricorderanno come nel 2015 avevamo già parlato della normativa ora indicata, arrivando a conclusioni valide ancora oggi.

Sostanzialmente  dal 2014 pende sui nostri conti una Spada di Damocle che può sfociare in tre casi:

  1. L’Italia si rivela virtuosa nei conti, applicandosi quindi il comma 719: nessun aumento dell’IVA sarà innescato, la solidità dei nostri conti sarà assicurata da altre fonti
  2. L’Italia si rivela poco virtuosa, e la spesa pubblica si rivela alta: in questo caso si renderebbe necessario aumentare l’IVA, ma dal 2014 ad oggi si è reso possibile aumentarla in modo minore e spalmato ulteriormente nel tempo (dando così modo, se i “gradini intermedi” dell’aumento bastassero, di fermarsi prima)
  3. L’Italia rivela di aver bisogno di aggiustamenti in corso: il comma 719 consentirà ritocchi meno onerosi

Spada di Damocle che viene rinviata costantemente anno dopo anno, ma continua ad esistere, e di cui la controinformazione si accorge solo una volta l’anno.

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