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Depistaggi orchestrati dai fratelli Bianchi sul caso Willy: ulteriori intercettazioni li inguaiano

I fratelli Bianchi hanno cercato di fare il possibile per depistare le indagini ed evitare l’accusa di omicidio del giovane Willy Duarte Monteiro. Sappiamo come alla fine per Marco e Gabriele Bianchi sia arrivata la condanna all’ergastolo, ma durante tutto il processo non si sono mai arresi, cercando amici e conoscenti che potessero aiutarli a scagionarli.

Depistaggi ed intercettazioni su fratelli Bianchi e caso Willy: nuovi riscontri

Un altro elemento da prendere in considerazione, dunque, dopo gli approfondimenti dei giorni scorsi. Avevano inizialmente puntato sugli amici Omar Sahbani e Michele Cerquozzi per testimoniare in loro difesa, ma non erano stati gli unici ad essere contattati per riuscire ad emergere da una situazione piuttosto evidente. Stando alle varie intercettazioni, i fratelli Bianchi avrebbero contattato anche gli amici di Willy, che quella sera erano presenti al tragico evento, per raccontare di aver visto male, a causa del buio e della confusione che si era creata.

Alcuni testimoni, come la fidanzata di un vicino dei Bianchi, aveva inizialmente dichiarato di aver visto Gabriele Bianchi sferrare un violento calcio sul petto di Willy, ma poi ha ritrattato confermando la versione di Marco Bianchi, che aveva ammesso di aver sferrato un unico colpo sul fianco di Willy. La ragazza è stata indagata successivamente per false dichiarazioni, come riportato da Fanpage.

Il punto è che durante le indagini è stata anche scoperta una chat segreta, la “Gang Bang”, in cui proprio i fratelli Bianchi, ma insieme a tanti altri ragazzi, si vantavano dei pestaggi che effettuavano su alcuni innocenti che decidevano di prendere di mira. Infatti, è stato tirato in ballo anche il terzo fratello Bianchi, Alessandro, che durante quella serata maledetta aveva prestato il suo SUV ai fratelli.

Anche lui ha cercato in tutti i modi di evitare la condanna a Marco e Gabriele, invitando gli amici Omar Sahbani e Michele Cerquozzi a testimoniare in loro favore durante il processo. Anche quest’ultimi erano presenti in chat in cui si parla di pestaggi, ma le loro dichiarazioni non coincidevano con quelle di altri testimoni che si erano presentati spontaneamente alle autorità. Alla fine le prove erano troppo schiaccianti contro i fratelli Bianchi e la condanna all’ergastolo era inevitabile.

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