Si fa davvero enorme fatica a giustificare alcuni titoli che sempre più spesso osserviamo sul web, come avvenuto oggi con il fantomatico addio ad Alessia Merz, ritenuta morta da tantissimi utenti. Le richieste che ci sono pervenute nelle ultime ore la dicono lunga su come alcune scelte “redazionali” possano creare immediatamente la percezione che sia autentico un annuncio, quando la realtà dei fatti è totalmente opposta. Ovviamente, in circostanza simili aggiungiamo anche un bel “per fortuna”.
Già, perché l’articolo che ha generato non poca preoccupazione sulle sorti di uno dei volti iconici di “Non è la RAI” parla testualmente dell’addio ad Alessia Merz. Una storia che ricorda moltissimo quella che abbiamo trattato poche settimane fa a proposito di un altro personaggio pesantissimo di quella trasmissione, vale a dire Ambra Angiolini. Anche in quel frangente, infatti, in tanti ebbero la sensazione che fosse passata a miglior vita a causa di titoli costruiti malissimo.
Purtroppo, le solite testate proprio non ne vogliono sapere di produrre titoli di qualità. Si campa alla giornata con l’ormai standardizzato approccio clickbait, ovvero attirando l’attenzione degli utenti facendo credere cose fuori dalla realtà. Già, perché lato utente è giustificabile pensare che Alessia Merz sia morta nel momento in cui il titolo di un articolo le dà l’addio. Invece no, perché leggendo il pezzo si scopre che l’approfondimento riguardi “soltanto” il suo allontamento dal mondo televisivo. Non ci interessa analizzare le ragioni che l’abbiano portata fuori da tanti progetti.
Oggi, infatti, tocca soltanto far presente ai nostri lettori che Alessia Merz non sia morta e che alcune testate siano ormai contente di portare avanti questo approccio eticamente scorretto, nel tentativo di racimolare qualche click in più nel giro di qualche ora. A noi, come sempre, tocca smentire nella speranza che prima o poi la smettano.
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