Come ti trasformo una performance in disinformazione

Qui Luca, quello delle live su Facebook che si vergogna della propria calvizie. Ma anche quello appassionato di musica e storia – raga’, chi viene a vedere i Tool a Firenze? – che oggi si è imbattuto nell’ennesima disinformazione a carattere storico e dunque nell’ennesimo travaso di bile.

Oggi ci segnalavano la bufala della foto attribuita a Jolanda Crivelli, che il viralizzatore di turno mostrava in bianco e nero, nuda e appesa per i piedi al ramo di un albero. Con quel post, il viralizzatore voleva denunciare una barbarie perpetrata dai partigiani comunisti a Cesena, città presso la quale anche alcuni turisti hanno cercato una targa commemorativa.

L’immagine in realtà era un fotogramma di una performance che l’artista norvegese Hilde Krohn Huse aveva eseguito nel 2015, dal nome “Hanging in the woods”. Al viralizzatore – o mendicante del web – è bastato prendere un fotogramma, filtrarlo col bianco e nero e buttarlo in rete come la foto macabra di un’esecuzione ai danni di una donna accusata di fascismo.

Nel ricordare che di Jolanda Crivelli non esistono che pochissime informazioni tramandate su internet con copia-incolla – anche da Secolo d’Italia – ci sorprendiamo, tuttavia, di quanto sia ignobile, subdolo e tecnicamente idiota il viralizzatore e/o condivisore compulsivo che scambia una performance per la foto di un martirio.

Ora, non è che tutti i giorni noi leggiamo notizie a proposito di Hilde Krohn Huse, ma se tutti usassimo l’Internet anche per ricerche a ritroso, forse vivremmo in un web migliore. Forse, voliamo bassi. Perché il sottoscritto ne ignorava l’esistenza fino a qualche ora fa, ma grazie all’Internet ora ha imparato una cosa nuova.

Per esempio, ricordate la famosa scena della craniata contro l’acquedotto romano che Paolo Sorrentino mostra ne La Grande Bellezza? Eccola:

Ecco, seppur con un po’ di forzature possiamo intuire, grazie al blog McArte (altamente critico verso la Huse), che l’artista norvegese ha probabilmente ispirato il regista con la sua esibizione Wall Confrontation (2012). Forse no, ma insomma, ci piace fare congetture:

Si tratta, in sostanza, di una giovane donna alle prese con microfilm (Hanging in the woods, Wall Confrontation), installazioni digitali (Hashhush), fotografie (Collages), installazioni video (Totem) e altro ancora.

La cosa curiosa è che la maledetta opera Hanging in the woods sarebbe dovuta durare solo 2 minuti, visto che Hilde Krohn Huse intendeva filmarsi mentre si legava a un ramo d’albero per i piedi, per poi rimanere appesa a testa in giù. Uno dei nodi, però, impedì a una caviglia di liberarsi in fretta e la ragazza dovette superare attimi di panico prima di scioglierlo.

Al viralizzatore, invece, importa che l’indignazione e dunque giù di disinformazione storica per tutti i condivisori compulsivi che cercano nutrimento d’odio. Aggiungiamo, poi, la tendenza sempre più attuale al benaltrismo: prendere un caso di attualità come Ilaria Cucchi e Domenico Lucano tesserati ad honorem dall’ANPI e sbatterlo a fianco alla storia di Jolanda Crivelli.

Sulla quale si hanno pochissime fonti.

La cui foto è, in realtà, quella di una performance artistica del 2015.

 

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