Editoriale

Chi sono i 5 deputati che hanno chiesto bonus 600 euro Covid all’INPS: cosa dice la legge sulla privacy

Sono tantissimi gli italiani indignati che vorrebbero sapere chi sono i 5 deputati che hanno chiesto il bonus 600 euro all’INPS in seguito al Covid-19. La notizia è praticamente vera al 100%, sia per la fonte autorevole, vale a dire Repubblica, sia perché i principali esponenti politici del Paese hanno confermato l’indiscrezione di oggi 9 agosto. Da Salvini a Zingaretti, a Di Maio e Fico. Nessuno, infatti, ha smentito l’accaduto, aprendo in questo modo un altro versante importante e delicato sulla vicenda, dopo le precisazioni sul tema bonus che vi abbiamo riportato a suo tempo.

La legge sulla privacy e chi sono i 5 deputati che hanno chiesto bonus 600 euro per Covid all’INPS

Il presupposto fondamentale dal quale partire è che, almeno leggi alla mano, difficilmente sapremo chi sono i 5 deputati che durante la fase più delicata della pandemia hanno chiesto bonus 600 euro legato al Covid-10 all’INPS. Il motivo lo ha spiegato Luigi Di Maio poco fa con un post su Facebook. Nonostante uno stipendio netto di oltre 12.000 euro al mese, infatti, cinque deputati hanno deciso di non accontentarsi e di portare avanti la propria richiesta in questo senso.

Il punto è che, come confermato dal Ministro, la legge sulla privacy non consente all’INPS di rendere pubblici i loro nomi. Morale della favola? Risulta molto difficile pensare che conosceremo chi sono i 5 deputati che hanno chiesto il bonus 600 euro stanziato per le partite IVA durante il Covid, seguendo la procedura fornita dall’INPS. A maggior ragione, se pensiamo che gli stessi deputati pare ne avessero diritto. Insomma, pur essendo una scelta eticamente discutibile quella di avanzare la suddetta richiesta all’ente, la legge non prevede irregolarità di alcun tipo.

L’unica possibilità che ad oggi renderebbe possibile conoscere chi siano i cinque deputati che hanno chiesto il bonus 600 euro all’INPS durante il Covid-19 è che i loro nomi vengano fuori all’interno dei singoli partiti e che, successivamente, i rispettivi vertici impongano loro di uscire allo scoperto. Staremo a vedere, ma la legge sulla privacy, lo ribadiamo, li tutela al 100%.

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