Preliminarmente scusandoci con lui del fatto che questa segnalazione invero è rimasta “in attesa” a lungo a cagione dei gravi eventi dei giorni scorsi che ci hanno portato a prioritizzare la lotta agli sciacalli che hanno diffuso bufale virali sul recente terremoto nel Centro Italia, dobbiamo rilevare che questa è una bufala. Ed anche il suo autore, in un certo senso, può far parte della famiglia degli sciacalli, o meglio dei troll.
La didascalia “Real o fake?” è già un indizio della categoria di burla che affrontiamo. Trattasi di trolling, sottocategoria griefer, ovvero quel tipo di troll che spinge gli utenti a cagionarsi un danno, piccolo o grande che sia, per il gusto di infliggere un danno a distanza con la relativa sofferenza.
Esempio di griefer è il famoso troll che ha convinto decine di utenti Apple a trapanare un buco nei loro iPhone nuovi di pacca per cercare un jack cuffia occulto oppure quello che li ha convinti a lasciare il proprio cellulare acceso nel microonde, anche esso acceso, allo scopo di ottenere svariati vantaggi nei videogiochi attivi oppure per ricaricarne rapidamente la batteria in modalità wireless (vi anticipo che tutto quello che si è ottenuto in quei casi si è ottenuto un cellulare perfettamente funzionante trasformato in un costoso fermacarte danneggiato in modo irreparabile).
In questo caso il griefer non danneggia il vostro cellulare, ma vi spinge a comprare un caricabatterie o un cavetto nuovo nel caso di modelli col cavo removibile (o, peggio, lavorare sul caricabatterie che usate col cellulare) e danneggiarlo in modo irreversibile.
I caricabatterie wireless commerciali attualmente, come quelli che fanno capo allo standard Qi (pron. Chi, come l’energia mistica delle arti marziali orientali) sono molto diversi e più complessi: sostanzialmente e riassumendo, i cellulari di qualità medio-alta, al loro interno, contengono un piccolo ricevitore elettromagnetico, mentre il caricabatterie assume le fattezze di un “piattino” su cui posare il cellulare, che contiene un trasmettitore.
Quando il cellulare è posato sul piattino, oppure a non più di 4-5 cm da esso, il circuito si “completa” e comincia la carica.
Capirete che mutilare un cavo o un caricabatterie per attaccare una bobina di rame ai monconi in realtà non ottiene che un caricabatterie mutilato. Non esiste principio fisico per cui possa funzionare, né a 10, né a 20 piedi, metri o qualsiasi altra unità di misura esistente.
Infatti i commenti in calce al video originale, a parte qualche altro griefer sporadico, riportano le lamentele di persone che hanno danneggiato i loro cavi o caricabatterie inutilmente, e persone che consigliano invece l’acquisto di un caricabatterie wireless.
Non vi stiamo dicendo che ripetere questo esperimento in casa potrebbe danneggiare il vostro cellulare, anche se, oggettivamente, collegare un cellulare a due fili scoperti o malamente fasciati da un pezzetto di scotch aumenta il rischio che un danno ci sia: sostanzialmente vi stiamo dicendo che danneggiare un caricabatterie potrebbe provocarvi un danno economico compreso dai 2 euro di un cavetto di qualità infima comprato da un negozio “tutto ad un euro” fino ai 30 euro di un caricabatterie di marca.
Ma voi mi potreste dire che nel video si vede “la batteria che si illumina”: è un banale filmato, peraltro velocizzato, dell’animazione di carica di un iPhone.
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