C’è un video che ha registrato oltre 700mila visite in tre giorni e che racconta di un collare prodigioso, stampato in 3D, che riuscirebbe a dare voce ai gatti.
Compresi gli insulti. Non ci credete? Si chiama Catterbox ed è stato creato da Temptations, azienda che produce accessori per i nostri amici felini.
È un modo per avvicinare ancor di più gli animali con i loro padroni» si legge sul sito ufficiale. I gatti, indossando il collare, che è ancora un prototipo, comunicano attraverso l’intensità dei loro miagolii che vengono registrati e interpretati da un particolare software interno al dispositivo e gestiti da una comoda app.
Per ora si tratta solo di un lancio che non annuncia tempistiche di realizzazione né costi del device. Insomma, la premessa è grande ma inversamente proporzionale alla fiducia che siamo disposti a concedere. Perché siamo così scettici? Perché in passato ci sono stati esempi simili e che non si sono tramutati in realtà.
Uno per tutti il dispositivo “Meowlingual Cat Translation” dell’azienda giapponese Takara Tomy. Costava 65 euro e prometteva le stesse cose. Da allora, però, le tecnologie sono migliorate e per questo, in fondo, speriamo davvero che Catterbox possa smentirci e non rappresentare una semplice strategia di comunicazione, ma un dispositivo efficace e realmente esistente.
E’ bene sottolineare che, la casa produttrice, parla di un concept e che quando lo strumento verrà lanciato sul mercato, ovviamente, non riuscirà a tradurre i miagolii, semplicemente, sarà un oggetto “divertente” che pronuncerà frasi a caso.
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