Nonostante i nostri ammonimenti e quelli della stampa più responsabile da quando l’allarme Blue Whale è arrivato da noi non passa giorno che, sfidando l’effetto Werther in modo perverso, controinformazione e viralizzatori facciano a gara per dire la loro.
Purtroppo, anche il Porfidoverso ha deciso di munirsi del suo “morto da Blue Whale”, mediante il finto giornale Stampa d’Italia
Anche in Italia sbarca il terribile gioco Blue Whale. Il primo a farne le spese è stato il giovane 18enne avellinese Leonardo Deruta, un ragazzo come tanti e con le più diverse passioni. “Animo ribelle e punk il suo”, così ce lo racconta il fratello, Alvaro, “capace di gesti di grande commozione e di grande bontà” Leonardo, dice il fratello, “non avrebbe fatto male ad una mosca”. Davide, un amico, ci racconta: “Da qualche tempo aveva preso la strana abitudine di uscire in tarda notte, abitudine a cui avevo dato poco peso, essendo Leo un personaggio controverso e a volte un po’ bizzarro, ma mai avrei pensato ad un finale simile”. Il rituale a cui il giovane si è sottoposto per 50 giorni è il solito visto e stravisto sui siti di tutto il mondo in queste ore, fatto di film horror, musica grezza, violenta ed aggressiva, incisioni ovunque sul corpo e mutismo acuto in alcuni giorni.
Ma il giovane Leo, ha preferito suicidarsi in modo parecchio strano, contravvenendo alle regole del gioco virtuale. Il diciottenne irpino, infatti, ha deciso in modo autonomo di togliersi la vita bevendo alcol fino alla sfinimento. Sotto casa sua, sono state rinvenute bottiglie di birra, vodka e whisky, un quantitativo enorme di alcol che ha portata Leo al coma etilico, e da lì c’è stato poco da fare. Come ci ricorda lo studioso americano, naturalizzato italiano, Mark Spinaleri: “Il suicidio di Leonardo nella prassi Blue Whale è un atto di contestazione che non si sottomette al ricatto ultimo del salto nel vuoto nel cinquantesimo giorno, ma è un modo indipendente di seguire il gioco e violarlo al contempo nel finale. Ultimo atto di contestazione ad un rituale brutale, segno del nostro tempo”. Ora gli inquirenti indagano sul da farsi, ma per ora sembra si brancoli nel buio.
La vittima questa volta è un immaginario fratello di Alvaro Porfido stesso, addirittura certificata da Mark Spinaleri, che per l’occasione ha abbandonato l’ufologia per improvvisarsi esperto di Blue Whale.
Naturalmente, siamo di fronte ad una bufala, e gli easter egg immancabili nelle immagini delle foto, “hio” e “ko” fanno pensare che Porfido semplicemente si sia dato all’autoproduzione di reperti fotografici.
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