Non condividere

Audio Whatsapp del Sant’Orsola al collasso, perché non devi condividerlo

Ci segnalano i nostri contatti un audio virale, relativo al Sant’Orsola di Bologna.

Una voce femminile, leggendo un “bollettino non richiesto” dichiara il “Sant’Orsola al collasso”, pronto soccorso occupato, padiglioni rinconvertiti a padiglioni COVID19 e un’emergenza legata alle varianti.

Vanno divisi nell’appello una lunga serie di piani che rendono, in ogni caso sconsigliato condividere l’appello stesso.

La FNOMCeO vieta espressamente la forma del “bollettino non richiesto”

La pubblicazione 37/2020 dell’Ordine dei Medici e Operatori Sanitari vieta espressamente che il personale sanitario si lanci in comunicazioni social estemporanee, tranne nei casi in cui questi

indichino la propria qualifica, l’Ordine di appartenenza e il numero di iscrizione contestualmente alla pubblicazione sui social di contenuti incentrati sull’informazione sanitaria

Come avete letto nella comunicazione, ciò assolve “al fine di realizzare una comunicazione più corretta e in linea con i principi dell’etica e della deontologia professionale” e per privare il cittadino di ogni dubbio.

Dietro una comunicazione Social o WhatsApp improvvisata può esserci chiunque.

Un professionista che parla “per moto proprio” e riportando sue impressioni personali, qualcuno che riporta altri dati o anche qualcuno che professionista non è.

Un cittadino non ha modo di saperlo.

Il che ci riporta al punto 2

Prima di dichiarare il Sant’Orsola al collasso, chiedete al Sant’Orsola (o almeno al vostro medico di base)

Dissuadere con un audio l’accesso ad un ospedale comporta rischi.

Possiamo condividere sul rischio di adire il Pronto Soccorso senza prima passare quantomeno per il consulto col proprio medico di base, una buona prassi in tempi COVID19 è evitare di recarsi in PS per ottenere visite e controlli specialistici non urgenti, per tutte le prestazioni disponibili dal proprio medico di medicina generale, pediatra, poliambulatori pubblici o guardia medica, per comodità o paura di essere ammalati, almeno per non ostacolare un SSN che ha bisogno di tutte le risorse disponibili.

Possiamo però evitare la formula del “bollettino non richiesto”: abbiamo già visto gli effetti di una comunicazione improvvisata sia ad ampio raggio che nelle collettività ristrette nei primi tempi del Lockdown.

Non vorremmo dover ripetere.

Gli ospedali hanno pagine social e organi ufficiali per la comunicazione: affidatevi a loro.

Attenzione agli allarmismi

D’accordo: è bene mantenere il distanziamento sociale. Lo sappiamo.

Diffondere l’informazione che esiste un qualcosa “nelle varianti” che prolunga la sopravvivenza del virus sulle superfici anche ospedaliere?

Vorremmo ricordarvi con le parole del Dottor Burioni che le varianti sono “innocenti fino a prova contraria”, ovvero vanno trattate con la cautela della comunicazione scientifica ed il rigore della scienza stessa.

Il che non significa certo ignorare un problema: ma aggiungere qualità e potenzialità alle varianti per mera ipotesi significa rendere virale l’audio stesso.

Con due effetti fondamentali.

Se la notizia non fosse confermata, avremmo creato allarmismo inutile.

Se lo fosse invece, la disistima per le comunicazioni non ufficiali porterebbe l’audio a trasformarsi nella versione moderna della fiaba di “Al lupo, al lupo”, con COVID19 al posto del lupo stesso.

Quindi?

Quindi vi prego, evitate di diffondervi audio WhatsApp.

Ricordate quanto detto dalla FNOMCeO.

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