Il 14 Novembre 2016 avevamo trattato questa notizia in questo nostro articolo. Avevamo catalogato la notizia come vera.
Oggi, grazie alle ripetute e attente segnalazioni dei lettori, vi riportiamo una serie di aggiornamenti provenienti dalle testate locali, principalmente Il Fatto Nisseno e Giornale di Sicilia. Cercheremo di esporre i risultati mantenendoci nell’ordine cronologico delle fonti.
In questo articolo del Fatto Nisseno del 2 Dicembre 2015 leggiamo di importanti sviluppi nelle indagini. Da un lato, i cinque nigeriani arrestati – Cross Agbai, 34 anni, Majesty Wibo, 31 anni, Amaize Ojeomkhhi, 27 anni Lucky Okosodo, 23 anni e Lawrence Ko Oboh, 40 anni – e dall’altro si prevedono risvolti penali per altri soggetti. Teatro delle sevizie e degli abusi sarebbe stata un’abitazione fatiscente del rione Saccara, in via Mussomeli. Le violenze sono state dimostrate da accertamenti clinici, e così la somministrazione di sostanze stupefacenti riscontrare dalle analisi del sangue. Le indagini mirano a scoprire se tra i nigeriani arrestati e i partecipanti alla festa durante la quale la studentessa ha perso i sensi vi fossero conoscenze pregresse. Utenze dei telefoni e profili social delle persone coinvolte sono sotto controllo.
Andando avanti, in questo articolo de La Sicilia, pubblicato il 3 Dicembre 2015, emerge la convalida di altri due arresti, a danno del nigeriano Osayande Testimore Prince (36 anni) e Abdulaye Maar (32 anni), proveniente dal Gambia. Il primo è accusato di sequestro e abusi; il secondo avrebbe abusato sessualmente delle ragazza dietro pagamento. Dell’arresto di questi due uomini leggiamo anche in questo articolo del Fatto Nisseno del 2 Dicembre 2015.
Continuando, il Fatto Nisseno del 20 Dicembre 2015 ci informa che il gambiano Abdulaye Maar è stato scarcerato. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP Marcello Testaquadra è stata annullata dal Tribunale del Riesame, che ha accolto il ricorso dell’avvocato Michele Russotto.
Il 25 Dicembre 2015 sul Fatto Nisseno leggiamo che si sono schiuse le porte del carcere anche per il nigeriano Osayande Testimore Prince, dopo che l’avvocato Giovanni Annaloro si è rivolto al Tribunale del Riesame. Si noti bene: Abdulaye Maar e Osayande Testimore Prince restano indagati a piede libero.
Il 30 Dicembre 2015, ancora sul Fatto Nisseno leggiamo che il Tribunale del Riesame presieduto da Mario Amato ha rigettato il ricorso presentato dai 5 nigeriani coinvolti. Ad assistere i nigeriani è l’avvocato Michele Russotto. In ogni caso, il branco resta in carcere.
Il Giornale di Sicilia del 7 Gennaio 2016 ci informa su una svolta nelle indagini. I Carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Santo di Stefano, hanno acquisito i tabulati telefonici dell’utenza della ventenne vittima degli abusi. Da una prima verifica, si riscontrano chiamate effettuate durante i giorni di prigionia. I carabinieri stanno indagando su chi in realtà le abbia effettuate. Perché indagare sui tabulati? La ragazza aveva raccontato che i carcerieri, una volta rapita, l’avessero privata di tutti i suoi averi, compreso il cellulare. I suoi carnefici hanno sempre negato questa circostanza. C’è di più. Alcune immagini di sorveglianza di locali e di un centro scommesse avrebbero documentato che la ragazza, nel corso dei giorni di prigionia, sarebbe uscita più volte dalla casa.
Infine, il 10 Novembre 2016 troviamo questo articolo di Nuovo Sud:
Il gup di Caltanissetta Francesco Lauricella ha rinviato a giudizio cinque nigeriani, accusati di avere sequestrato, violentato e costretto a prostituirsi una giovane studentessa universitaria. Dal 13 febbraio andranno a processo, davanti alla Corte d’assise di Caltanissetta Cross Agbai, 35 anni, Majesty Wibo, 32 anni, Amaize Ojeomkhhi, 28 anni, Lucky Okosodo, 24 anni e Lawrence Ko Oboh, 41 anni, accusati di sequestro di persona, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione.
Dalla notte del 22 Novembre 2015 al mattino del 25 Novembre, la ragazza è stata privata della propria libertà e del proprio corpo per ritrovarsi alla mercé di persone sadiche e inumane. Le prove delle violenze sono state riscontrate dai test clinici, così come la presenza di sostanze stupefacenti nel sangue. L’avevano drogata per inibire ogni suo tentativo di ribellione. Non abbiamo riscontrato altri aggiornamenti sui tabulati telefonici dell’utenza della ragazza né sulle immagini catturate dalle videocamere di sorveglianza, che avrebbero documentato alcuni spostamenti della vittima fuori dalla casa degli orrori, nei giorni della prigionia.
Ringraziamo ancora i lettori di Bufale per averci fornito nuove fonti e per dare come sempre il loro prezioso contributo al nostro lavoro.
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