False credenze

“Adesso ridacci la nostra Gioconda”: a chi appartiene la Gioconda?

A chi appartiene la Gioconda? Vi anticipiamo e vi spoileriamo l’articolo: a dispetto di quanto potrete aver imparato dalle canzoncine per cellulare, la Francia non ha rubato “la nostra Gioconda”, e nessuno ci deve niente perché “abbiamo vinto i Mondiali”.

“Adesso ridacci la nostra Gioconda”: a chi appartiene la Gioconda?

La Gioconda è infatti legalmente proprietà Francese.

“Adesso ridacci la nostra Gioconda”: a chi appartiene la Gioconda?

La Gioconda fu portata in Francia nel 1516 da Leonardo e acquisita l’anno dopo dal Re Francesco I: poco chiaro se tale acquisizione sia avvenuta direttamente da Leonardo al sovrano (come regalo in segno di beneficienza per essere potuto restare in Francia) oppure la Gioconda abbia fatto parte di un compendio di opere vendute dall’artista Italiano (teoria che prevede il mercante italiano Francesco del Giocondo (marito di Lisa Gherardini, probabile modella dell’opera, vendere il quadro da lui acquistato).

Assai più probabile è la prima teoria: la Gioconda, anche ammettendo la Gherardini come musa ispiratrice, non fu mai consegnata ai coniugi e fu donata al sovrano, o venduta per la somma di 4000 scudi d’oro assieme ad altra arte.

Luigi XIII cercò di vendere l’opera cambiando poi idea, Napoleone se ne appropriò per tenerla nella sua dimora, per poi riportarla al Louvre.

Nel 1911 il decoratore italiano Vincenzo Peruggia, ispirato dalla leggenda metropolitana della Gioconda come “quadro italiano rubato dai francesi” cercò di rubare la Gioconda per rivenderla a poco prezzo alla Galleria degli Uffizi: fu scoperto quando due anni dopo provò a perseguire il suo intento mediante una lettera firmata con uno pseudonimo in cui chiedeva ad un mercante italiano di comprare la Gioconda per un modico prezzo allo scopo di “valorizzarla al Museo degli Uffizi”.

Il collezionista d’arte Alfredo Geri a questo punto avvisò le autorità recuperando il ritratto e portando all’arresto del Peruggia, che a causa della pressione popolare ricevette una pena assai mite, ulteriormente ridotta in modo da evitargli la reclusione.

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