Precisazioni

“Una mascherina 1522”: il messaggio in codice al farmacista – Ascoltate D.i.Re., non Internet!

Ci segnalano i nostri contatti un’iniziativa lodevole, quella della mascherina 1522.

Avrete letto dalla stampa notizie entusiasticamente sospette, come

Basterà pronunciare la frase mascherina mascherina 1522 per denunciare una violenza domestica.

Ma siamo in Italia, quel magico paese dove se dici qualcosa non sei più responsabile di quello che hai effetti proferito, ma quello che la gente che ti  circonda trova più comodo interpretare.

E improvvisamente ti trovi a doverti giustificare per cose che non hai mai detto, a dover spiegare che non ti è possibile fare qualcosa che tu non hai mai detto nella tua vita di poter fare.

Ed ecco riportare le parole di D.i.Re Donne in Rete contro la violenza

Mai sintesi poteva essere più perfetta.

Il comunicato

Roma, 4 mag. – “In merito alla notizia riportata da
diversi media ‘In farmacia chiedi la Mascherina 1522. La frase in codice per denunciare violenza domestica’, D.i.Re Donne in Rete contro la violenza, associazione nazionale che riunisce 81 organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza e case rifugio in 18 regioni, precisa che non è stato sottoscritto alcun protocollo d’intesa tra D.i.Re e l’Ordine dei farmacisti in merito a una eventuale procedura per intervenire a supporto di donne che in farmacia chiedano la ‘Mascherina 1522′”. Così in
una nota D.i.Re-Donne in Rete contro la Violenza.
“Un Protocollo d’intesa è stato firmato il 2 aprile tra il
Dipartimento Pari opportunità e la Federazione Ordini Farmacisti Italiani (Fofi), Federfarma e Assofarm – continua la nota – L’iniziativa è finalizzata esclusivamente a ‘indirizzare le donne vittime di violenza e di stalking al 1522, al fine di avviare un percorso di uscita da situazioni di criticità in ambito domestico’. Le operatrici del 1522 possono a loro volta indirizzare le donne che chiedono aiuto ai centri antiviolenza della rete D.i.Re, che sono tutti mappati nel servizio. Ma questa è cosa ben diversa che annunciare un protocollo d’intesa con i centri antiviolenza e illudere le donne che, pronunciando ‘Mascherina 1522’ vengano messe direttamente in contatto con il centro antiviolenza del territorio”.
Conclude D.i.Re: “I centri antiviolenza della rete sono tutti
rimasti attivi nel periodo di quarantena, hanno registrato un
incremento delle richieste di supporto nel periodo compreso tra il 2 marzo e il 5 aprile del 74,5% rispetto all’ultima rilevazione statistica disponibile (2018), e continueranno a offrire supporto qualificato a tutte le donne che ne facciano richiesta anche nella fase 2”.

Quindi smettetela.

Citando la Rete D.i.Re, smettete di illudere le donne che, pronunciando ‘Mascherina 1522’ vengano messe direttamente in contatto con il centro antiviolenza del territorio.

Tra le problematiche di un lockdown prolungato a tempo indeterminato vi è anche l’importante tema della violenza sulle donne, più volte vittime, e che necessitano del supporto qualificato.

Il Protocollo di Intesa prevede informazioni e ausili di questa rete, non trasformatelo in un modo per scaricare le responsabilità di un importante problema collettivo su un farmacista a caso che non può surrogarsi alla società civile.

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