Nessuna Fonte

Sospetta bufala sul gatto arrostito in strada dal migrante: ipotesi peluche, cosa sappiamo

Ci sono alcuni post social che anche oggi 5 luglio evidenziano la tesi sulla bufala del gatto arrostito in strada, nei pressi di Livorno, a causa del gesto folle di un immigrato. In particolare, la catena virale dice che in realtà si tratterebbe di una messa in scena, che l’animale fosse in realtà un peluche vista la particolare posizione delle zampe carbonizzate e che addirittura il ragazzo sarebbe stato pagato 50 euro per diventare il protagonista di un video che come tutti sanno è diventato virale nel giro di poche ore.

Ipotesi bufala sul gatto arrostito in strada dal migrante: alcuni chiarimenti

Senza girarci troppo intorno, vi diciamo subito che le ipotesi appena riportate sulla potenziale bufala del gatto arrostito in strada dal migrante vanno etichettate sotto la voce “nessuna fonte“. Si tratta, come accennato, di una catena social al momento del tutto priva di fondamento. Come in un primi momento abbiamo invitato tutti i nostri lettori ad andarci cauti sulle condanne e sulle offese verso gli immigrati, colpiti di riflesso nell’immaginario collettivo italico da questa vicenda, allo stesso tempo bisogna non commettere l’errore opposto.

L’ultimo riscontro ufficiale a proposito del gatto arrostito in strada dal migrante resta quello che abbiamo condiviso pochi giorni fa, attraverso le dichiarazioni rilasciate in radio dal sindaco di Campiglia Marittima, Alberta Ticciati, la cui presa di posizione è stata comunque importante per inquadrare tutta la vicenda sotto un altro punto di vista. Abbiamo provato a contattare il primo cittadino del paesino che si trova nei pressi di Livorno, dove sono avvenuti i fatti, e al momento non abbiamo ancora ottenuto risposte in merito.

Se da un lato le indagini hanno fatto emergere che probabilmente il gatto arrostito sia stato trovato già morto dall’immigrato, al momento non ci sono i presupposti per considerare attendibile la tesi della bufala sul peluche e sul fatto che il ragazzo sia stato pagato 50 euro per dar vita ad una storia inventata. Ricapitolando, il fatto di cronaca in sé ad oggi resta confermato, mentre tutto il contesto attorno alla vicenda, da un punto di vista prettamente legale (e non etico), pare aver alleggerito la posizione del giovane.

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