Si dichiara pedofilo sui social e sfida la polizia: solo questo, e l’hashtag #femiamocarminesmith, dovrebbe essere un segnale preoccupante della cattiva gestione dei social dei nostri giovani.
Abbiamo visto “trollate” che hanno ben poco di divertente. Se ai tempi del “web 1.0” il troll era il buffone di corte, il provocatore virtuale che sparigliava le comunità e a volte inventava nuovi linguaggi, i suoi moderni nipotini hanno perso quell’ardore.
Si dichiara pedofilo sui social e sfida la polizia: denunciato ventitreenne
Il troll vintage giocava nelle regole piegandole. I suoi discendenti quando non si dedicano a iniziative che puzzano di politicizzato, con improbabili troll appelli a consumare acqua e gas per Putin presi drammaticamente sul serio dalle “fonti russe”, si limitano alla millanteria di reato con pallide imitazioni del “Lulz” di marca 4chan.
Da AGI e dal profilo della Polizia Postale ci arriva la storia di uno stagionale 23enne con tanto, troppo tempo tra le mani. Tempo usato nel peggior modo possibile.
Millantando di essere un pedofilo attivo sulla Rete all’apposito scopo di “triggerare”, ovvero far indignare (o “indinniare”, termine usato per l’indignazione più berciante) i suoi lettori.
Il giovane stagionale si era spinto a creare una intera storia alle spalle del suo alter ego: era nato così Carmine Smith. Avatar ispirati al meme del “Bellissimo Squiddy”, personaggio di Spongebob finito suo malgrado nell’universo delle “imageboard”, post a raffica e i soliti account fake “secondari” per autorispondersi e mandarsi in tendenza.
La solita attività del troll postmoderno, se non fosse per la peculiarità dell’oggetto.
La principale attività social del 23enne era vantarsi di essere un maestro elementare dedito a pratiche sessuali coi minorenni nonché sfidare ripetutamente le autorità e le persone che avevano risposto indignate in modo sprezzante, traendo il suo sollazzo dall’ostentare una presunta impunità.
Cosa che non ha impedito alla Polizia Postale, allertata per mezzo dell’hashtag #fermiamocarminesmith, di identificarlo e provvedere ad una denuncia per istigazione alla pedopornografia.
Sia pur non avendo compiuto tali atti, le indagini della Polizia Postale hanno visto nelle ripetute e compiaciute ostentazioni di impunità e “sfide” all’autorità ed al pubblico una forma di istigazione, come tale imputatagli.
Il giovane ha dichiarato di aver agito per puro divertimento, inconsapevole delle conseguenze penali delle proprie azioni e convinto di una inesistente immunità.
Cosa che, evidenzia la Polizia di Stato, denuncia una scarsa consapevolezza e comprensione dei meccanismi della Rete.
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