Il Caso “Tokyo Sympathy Tower”: l’alba di una nuova era o l’inizio della fine?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Oggi vi parlo di un caso che ha scosso e non poco la community del libro: Tokyo Sympathy Tower, il primo romanzo scritto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale (ChatGPT) a vincere un premio di rilevanza nazionale.
Quella che fino a poco tempo fa poteva sembrare una tetra e apocalittica sentenza distopica, da qualche mese è un passo più vicina alla realtà, portando con sé interrogativi profondi sul futuro della creatività e del lavoro.
Scrive meglio l’uomo o l’Intelligenza Artificiale?
Ci troviamo in Giappone, dove Rie Qudan, l’autrice vincitrice del Premio Akutagawa 2025 (lo “Strega” giapponese, per fare un paragone), ha rivelato senza esitazione di aver fatto ricorso a ChatGPT durante il processo di scrittura, stimando che la collaborazione con ChatGPT l’abbia aiutata nel 5% del lavoro totale, sottolineando che la creatività umana fosse comunque ancora largamente predominante.
Questa rivelazione ha innescato un dibattito acceso.
Per molti l’avvenimento suona come il preludio di un finale inevitabile, un futuro in cui l’essere umano si limiterà ad essere un supervisore del lavoro delle macchine, anziché il creatore primario, per altri si tratta di un’evoluzione nel modo di intendere la creatività umana.
Di certo c’è un fatto: la distinzione tra “scrivere con l’IA” e “scrivere grazie all’IA” diventerà sempre più sfumata.
È l’alba di un’era in cui l’uomo sarà liberato dai compiti ripetitivi per dedicarsi a una creatività ancora più elevata, o stiamo assistendo alla progressiva marginalizzazione del tocco umano?
PS: Questo articolo è stato scritto con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, che ha rielaborato uno script scritto interamente da un umano. Prima della pubblicazione è stato poi nuovamente controllato e modificato da un essere umano (che ha aggiuunto una immagine disegnata da Perplexity).
L’avreste mai detto?
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