Russia firma trattato di non proliferazione armi nello spazio con l’Uganda: questa la notizia enfaticamente lanciata dalla TASS, l’agenzia di stampa Russa.
Russia firma trattato di non proliferazione armi nello spazio con l’Uganda
Scelta un po’ stravagante, dato che segue la sospensione del trattato “New Start” per la proliferazione di armi atomiche, di fatto comportando che sospendere l’uso di armi reali e presenti (che si hanno o si dovrebbero avere, al netto della manutenzione) è considerato tanto una priorità quanto impegnarsi con “dozzine di paesi” (il cui nome non è indicato nel testo) per astenersi da armi che ancora non esistono e potrebbero non farlo mai.
Era il 1983 quando Reagan propose la creazione di uno “Scudo Spaziale”, derisivamente chiamato dalla stampa “Programma Guerre Stellari”, basato sull’uso di mezzi anche satellitari, la cui tecnologia avrebbe dovuto essere sviluppata nel prosieguo per intercettare i missili intercontinentali sovietici con radar, laser e altri strumenti.
Nonostante il riconoscimento della scarsa possibilità tecnica, specie con la tecnologia dell’epoca, di uno “scudo spaziale” completo, studi al riguardo continuarono senza troppa convinzione fino al 1991, quando il collasso e la distruzione dell’URSS resero improbabile lo scenario contro il quale lo scudo avrebbe dovuto attivarsi.
Putin è sostanzialmente arrivato appena con quaranta anni di ritardo, ad impegnarsi con l’Uganda (nazione che ricordiamo, ha lanciato il primo satellite per uso civile, e non ancora del tutto funzionale, nel 2022 da base NASA) a non proliferare armi che non esistono mentre rivendica orgoglioso il diritto di colpire ripetutamente l’Ucraina con armi che invece ci sono.
Una mossa probabilmente assai propagandistica, al verosimile scopo di esibire buona volontà verso nazioni legate da rapporti diplomatici in un modo che ormai tende ad isolare e sanzionare la Russia per la sua condotta generale.
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