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Definitivamente chiusa la torteria di Chivasso: fu riferimento per i negazionisti

Ci sono conferme sulla chiusura definitiva per la torteria di Chivasso, diventata famosa durante il periodo più critico della pandemia. Diventò punto di riferimento per i negazionisti, restando aperta con tanto di aperitivi e mancate misure necessarie per salvaguardare la salute delle persone. Presumibilmente, la chiusura è dettata da problemi di natura economica.

Articolo originale sulla torteria di Chivasso

È stata confermata la chiusura della torteria di Chivasso.

Centro di quello che la stampa aveva definito una vera e propria battaglia ideologica, era diventata anche grazie al tam tam della rete che sempre si insinua nel mondo reale oggetto di contrapposizioni.

Da un lato, essendo Chivasso insistente nel Piemonte oggetto di massime restrizioni, c’erano i DPCM e i Decreti Legge che causa pandemia imponevano lo stop a molte attività commerciali.

Dall’altro gli esercenti e gli avventori, e spesso anche i contrari tout court alle misure di contenimento della Pandemia pronti a dar battaglia con la loro presenza.

Come evidenziato, la battaglia è diventata da virtuale reale, e da reale giudiziaria, con multe inflitte agli avventori e un’ordinanza di chiusura per il locale.

Resta chiusa la torteria di Chivasso, tutela della salute diritto prevalente

Come è nel diritto di ogni persona oggetto di un provvedimento giudiziario, i titolari della torteria di Chivasso hanno fatto opposizione.

Vedendo, proprio in questi giorni di riapertura nazionale, la sua istanza rigettata.

Va detto al riguardo che ogni provvedimento giudiziale, dall’ordinanza al decreto fino alla sentenza, sono emessi “ora per allora”, ovvero tengono ovviamente presente il momento in cui si è dovuto agire, le conoscenze e la situazione dell’epoca, non possono tenere presente il futuro.

E se adesso l’Italia è una zona gialla pronta a diventare bianca e, si spera, col progredire della campagna vaccinale se non a superare almeno a trasformare il COVID19 in una malattia con cui è possibile la convivenza, all’epoca non era certo così.

Da un lato nell’udienza del primo giugno scorso, una difesa improntata alla normativa comunitaria e ai principi che tutelano i diritti relativi alla libertà di impresa e del lavoro. Dall’altro le motivazioni che hanno portato la procura al sequestro preventivo del locale legate al diritto alla salute dei cittadini in età pandemica.

Tutti i diritti nascono uguali, ma vanno bilanciati nella contingenza del momento.

Non è che un diritto sovrascrive un altro, ma un diritto non può obliterare un altro, ma solo “comprimerlo” temporaneamente facendosi spazio.

In una situazione pandemica si può “comprimere” il diritto al lavoro, sapendo che finite le restrizioni l’attività riaprirà, ma il diritto alla salute, aumentando il rischio, non viene compresso, ma danneggiato con l’aumentato rischio di contagio.

Questa una possibile spiegazione per il perdurare del provvedimento di chiusura.

In una brutta situazione pandemica che speriamo di essere in procinto di metterci alle spalle.

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