Sta circolando su Facebook un post ironico che, con tono ammiccante, suggerisce che le missioni spaziali sarebbero una messa in scena cinematografica. A supporto, viene mostrata un’immagine di una persona seduta in una stanza allestita con luci, telecamere e microfoni, mentre indossa la sua tuta spaziale. Il tutto condito da commenti come “Il mondo è un enorme palcoscenico” e “Premio dei Premi”, con l’intento di insinuare il dubbio che le missioni spaziali siano finte.
Questa foto non dimostra che le missioni spaziali della NASA sono una messinscena
L’immagine in questione non è affatto uno scoop rubato dietro le quinte della “finta Stazione Spaziale Internazionale”, ma una normalissima sessione di riprese video. L’uomo nella tuta è Don Pettit, astronauta della NASA con tre missioni spaziali all’attivo, immortalato durante la produzione del video “Why I Make – PSA Featuring Astronaut Don Pettit”, pubblicato sul canale YouTube della NASA nel 2016. Il filmato fa parte di una campagna di sensibilizzazione per promuovere la cultura scientifica e la curiosità verso lo spazio tra i giovani. Pettit spiega il motivo per cui fa scienza e cosa lo ha portato a diventare astronauta. Insomma, nulla di nascosto o misterioso: il video è pubblico e disponibile a tutti, lo potete vedere qui.
Questa è l’ennesima dimostrazione di come chi alimenta teorie del complotto raramente faccia una verifica basilare prima di condividere contenuti sospetti. Una rapida ricerca inversa dell’immagine o una visita al sito ufficiale della NASA avrebbero chiarito subito che si trattava di un video promozionale girato a terra, come è normale che sia.
Chi si occupa seriamente di informazione sa che la comunicazione scientifica richiede strumenti e linguaggi accessibili. Girare interviste o PSA (Public Service Announcement) a terra con attrezzature professionali è prassi, non complotto.
Questa bufala rientra perfettamente nel solito schema: si prende un’immagine fuori contesto, la si accompagna a un commento allusivo, e si lascia che sia il pubblico (già diffidente) a completare mentalmente la “teoria”. È un trucco vecchio, ma purtroppo ancora efficace.
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