Ci segnalano i nostri contatti una foto pubbblicata su Facebook che mostra una Panace di Mantegazza, descritta come pianta assai pericolosa, fotografata secondo l’autore due settimane prima dalle autorità a Malonno
“Questa è la Panace di Mantegazza”, foto scattata due settimane fa (dell’anno sbagliato…)
L’unica lezione che possiamo apprendere da questa condivisione è quella di consultare i portali istituzionali delle autorità di sicurezza e polizia e non le condivisioni Facebook: la foto risale in realtà al 2021.
E Parco Adamello, nel descrivere i veri rischi della Panace di Mantegazza, fornisce anche puntuali indicazioni sul cosa fare
Ne avevamo già parlato anche noi proprio nel 2021. La pianta, originariamente diffusa nel Caucaso, è stata importata per scopo ornamentale ed è rimasta nel nostro ecosistema.
Come ricordato dai portali istituzionali, oltre alle conseguenze negative sulla flora autoctona, il panace può causare problemi di tipo sanitario. La pianta contiene infatti, in tutte le sue parti, sostanze fototossiche.
Attraverso i succhi vegetali, tali sostanze possono entrare in contatto con la pelle umana, e nel caso questi vengano “attivati” dalla luce solare (radiazioni UV), provocano reazioni simili ad ustioni. La reazione può apparire già dopo 15 minuti dal contatto, dopo 24 ore si possono formare arrossamenti ed accumulo di liquidi in forma di bolle. Dopo circa una settimana, la zona interessata può presentare una pigmentazione anomala, la quale può permanere per mesi e rimanere più sensibile alla radiazione solare anche per alcuni anni. L’umidità atmosferica e temperature elevate possono accentuare la reazione, la quale dipende anche strettamente dalla sensibilità individuale.
È quindi corretto contattare le autorità quando ci si imbatte nella Panace di Mantegazza ed evitare di pasticciare con fogliame sconosciuto.
È scorretto estrapolare foto dal contesto e dichiarare avvistamenti senza riscontro: le autorità ricordano che ogni avvistamento va assistito con reperto fotografico e posizione GPS, presa dal cellulare, basta anche Google Maps.
Allarmismo quindi non perché non si tratti di una pianta pericolosa, ma perché l’avvistamento indicato non esiste.
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